Stop Ceta - di Riccardo Chiari

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Dopo il via libera dell’Europarlamento al “Ceta”, l’accordo di libero scambio fra l’Unione europea e il Canada deve essere approvato anche dai singoli Stati dell’Ue. In questo contesto, la campagna “Stop Ttip Italia” ha subito lanciato un appello perché questo accordo, che come il Ttip abbassa il livello di tutela dei diritti e dell’ambiente, sia bocciato dai parlamentari italiani. “Nonostante il Ceta sia passato a Strasburgo con il benestare di parte degli eurodeputati eletti nel Pd – annotano gli attivisti della campagna - non deve passare l’idea che quest’ultimo sia un buon affare per il nostro paese. Esattamente come il Ttip, l’accordo con il Canada abbassa il livello di tutela dei diritti e dell’ambiente. Si rischia un abbandono definitivo del principio di precauzione, in favore di un approccio irresponsabile che va a scapito dei lavoratori, dei servizi, e della qualità dei prodotti”. Nel dettaglio, l’accordo Ceta di libero scambio, con l’uniformazione delle diverse norme commerciali e di investimento fra Canada e Europa, rischia di risolversi in un attacco diretto verso gli standard di protezione per persone, diritti e ambiente. Senza contare le critiche raccolte dal sistema chiamato Investment Court System (Ics) che dovrebbe regolare la “protezione degli investimenti” e le cause fra multinazionali e governi. In altre parole, e come già è stato rischiato con il Ttip, un ente terzo – privato – avrebbe il potere di sanzionare perfino i governi legittimi di paesi democratici, se questi volessero difendere il “principio di precauzione”, che ad esempio ha permesso di bloccare l’invasione degli organismi geneticamente modificati.

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