Melegatti, un’azienda da salvare - di Paola Salvi

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Sappiamo bene che in Italia la crisi economico-finanziaria, che perdura dal 2008, non è ancora terminata. Diverse aziende importanti del nostro paese, ancora oggi, stanno affrontando grandi e gravi difficoltà. Il combinato disposto tra una competizione sempre più aggressiva, e un mercato nazionale e transnazionale sempre più esigente, compromettono realtà produttive di grande valenza.

La vertenza Melegatti, scoppiata in queste ultime settimane in tutta la sua drammaticità, non rientra in questi parametri, e dimostra invece quanto sia fondamentale costruire ai vertici aziendali un gruppo dirigente competente, responsabile e affidabile.
Melegatti spa è sempre stata un azienda leader del prodotto dolciario. Vanta una storia di 123 anni. Melegatti è conosciuta perché, nel lontano 14 ottobre 1894, il capostipite dottor Domenico Melegatti ha inventato e brevettato il famoso dolce da ricorrenza veronese, il Pandoro. Il marchio Melegatti è famoso in tutto il mondo. Le famiglie Turco e Ronca, proprietarie in quota parte della società, affermano che il loro prodotto è conosciuto più all’estero che in Italia.

Per Verona, e in particolare per il paese di San Giovanni Lupatoto, Melegatti è sempre stata considerata un azienda di grande valore e motivo di orgoglio del territorio. Non c’e cittadino veronese che in famiglia non abbia avuto un lungo o breve rapporto con questa realtà produttiva. Negli anni, la fabbrica Melegatti insieme a quella di Rana, rinomata per i suoi tortellini, è stata un punto di riferimento importante per San Giovanni Lupatoto. In tempo di crisi, ha avuto anche un ruolo di ammortizzatore sociale nell’accogliere al proprio interno lavoratrici e lavoratori espulsi dal mondo del lavoro.

Melegatti è un marchio sano. Un’azienda con grandi potenzialità. Peraltro bisogna considerare che il mercato del dolciario non risente in modo sostanziale della crisi generale. Lo dimostra il fatto che tutti i maggiori competitor, anche locali, sono impegnati in questi mesi per la campagna natalizia, e stanno tutti lavorando alacremente.

Anche Melegatti quest’anno avrebbe avuto soddisfazione della sua fetta di mercato e del suo spazio sugli scaffali della grande distribuzione. I clienti non mancano e gli ordini dei prodotti erano davvero ingenti, oltre le aspettative. Invece a Natale sulle tavole degli italiani e di tutti gli estimatori di questo marchio non sarà presente il famoso pandoro.

Quando parliamo di Melegatti, dobbiamo fare riferimento allo storico stabilimento di S. Giovanni Lupatoto ma anche a quello nuovo di Nuova Marelli, che l’azienda ha appena inaugurato il 5 febbraio scorso. Gli impianti di Nuova Marelli sono impostati solo ed esclusivamente per il prodotto continuativo, le merendine. Un importante investimento per il quale l’azienda aveva già a disposizione un accordo con un partner del calibro del colosso Ferrero. Ma per “mala gestio” l’operazione non è andata a buon fine.

Se mettiamo insieme le “difficoltà imprenditoriali” - un eufemismo - dell’attuale presidente e amministratore delegato, l’avvocato Emanuela Perazzoli, e gli storici e continui litigi tra i soci, famiglia Turco e Ronca, il risultato ha portato oggi l’azienda ad una situazione di grande criticità finanziaria, con le tristi e pesanti conseguenze: i lavoratori non vedono lo stipendio dal mese di agosto, i fornitori delle materie prime (burro, uova, farina, confezioni, trasporti, manutenzione impianti, ecc.) non hanno ricevuto il pagamento delle loro prestazioni e forniture, le banche non finanziano più per la già forte esposizione debitoria con l’azienda, i clienti sono furibondi perché non ricevono la merce ordinata e già pubblicizzata nei loro volantini.

Flai Cgil, Fai Cisl e Uila Uil, sono sempre al fianco dei dipendenti Melegatti e Nuova Marelli. Lo stato di agitazione continua con un presidio permanente davanti allo stabilimento di San Giovanni Lupatoto. Intanto anche le istituzioni sono state mobilitate per la causa: dai sindaci dei rispettivi comuni di San Giovanni Lupatoto e San Martino Buon Albergo, al prefetto di Verona, al governo, grazie alla presentazione di un’interrogazione parlamentare sostenuta dall’onorevole Civati. Non si lascerà nulla di intentato. L’Italia e soprattutto la città di Verona non possono rinunciare ad un azienda di questo valore. Melegatti è un azienda da salvare, da salvare bene e da mantenere italiana.

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