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Dichiarazione di Voto di Gabriele Giannini all’Assemblea Generale della FLC CGIL del 3 aprile 2019 per conto dell’Area “Lavoro Società – Per una CGIL unita e plurale”

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Sulla proposta del Segretario generale relativa alla segreteria nazionale FLC, riteniamo che non sia coerente con le cose dette dallo stesso nel corso di queste settimane. L’impianto di partenza proposto con l’intenzione dichiarata di procedere, dopo il Congresso, ad una riorganizzazione della segreteria nazionale su “basi nuove”, rivedendone la composizione, si è rivelato essere non corrispondente rispetto all’approdo finale.  Risulta essere il contrario di quello che si era dichiarato nelle intenzioni: una segreteria ridotta, politica, con deleghe esterne alla segreteria, con l’intento di rafforzare il pezzo scuola. 

Siamo invero al risultato di un mero “assemblamento” di componenti territoriali frutto di una trattativa implicita che non corrisponde ad un chiaro progetto politico ed ad esigenze di funzionalità della segreteria.

In tutto questo, nella proposta di una segreteria comunque a sette, non c’è spazio per l’Area a cui il Segretario Generale non ha voluto riconoscere alcun ruolo e con la quale non ha nemmeno voluto trovare il tempo di intavolare una discussione. Segno tangibile di una irriconoscenza nei confronti di chi lo ha da subito sostenuto, pagando anche un prezzo per questo, alla guida della segreteria generale della FLC e il cui appoggio è stato significativo per raggiungere questo obiettivo. Sarebbe la prima volta nella storia della FLC ora e dello SNUR prima (SNR e SNU ancora prima) e della Cgil Scuola, dell’assenza dell’Area da un esecutivo nazionale. 

Un collettivo, quello di Lavoro Società, di compagne e di compagni che storicamente sono stati protagonisti di battaglie politiche coerenti alla luce del sole, e hanno contribuito alla definizione della linea politica e organizzativa della CGIL e della FLC, collocandosi negli ultimi congressi dentro al confronto e allo scontro politico; sostenendo lealmente la linea della Flc, come nel caso del rinnovo contrattuale, diversamente da altre componenti ereditate dallo scontro per l’elezione a segretario generale della FLC, che ne hanno osteggiato l’esito e ciò nonostante mantengono una loro riconoscibilità. C’è in questo anche un mancato riconoscimento del lavoro e del ruolo delle compagne e dei compagni che hanno lavorato lealmente al raggiungimento dei risultati perseguiti.  

A noi sembra che sia stata abbandonata la battaglia politica per rinnovamento della FLC e che al contrario alla fine si sia arrivati al riconoscimento sostanziale di aree mai formalizzate, disconoscendo il merito e la coerenza di coloro che individualmente e collettivamente hanno scelto di sostenerti per migliorare la FLC. C’è un’attitudine utilitaristica, umanamente e politicamente disdicevole, a rimuovere le relazioni e le scelte politiche fatte, considerando scontato, o peggio inutile il nostro sostegno una volta confermata la rielezione a Segretario generale.

La proposta di segreteria senza la nostra presenza, piuttosto che unificare la FLC e rafforzarne gli elementi positivi, rischia di certificare la  lottizzazione della categoria, nella quale si affermano e contano le logiche di potere che i territori (le regioni, in questo caso), sono in grado di mettere in campo. Siamo dinanzi a un pluralismo muscolare e di struttura che nulla ha a che vedere con quel pluralismo programmatico, delle esperienze, delle idee che non trasforma la lotta politica in rottura ma costruisce unità e sintesi avanzate. 

Un pluralismo territoriale che non riesce nemmeno a garantire la giusta rappresentanza della complessità dei settori costitutivi della FLC. 

In questo emerge infine un aspetto emblematico che riguarda il rispetto fra le compagne e i compagni, personale e politico, che dovrebbe essere la prima regola nella nostra organizzazione. Ed è proprio il rispetto dei rapporti umani e politici che non vediamo in questa fase nella costruzione di un esecutivo che dovrebbe essere rappresentativo anche della nostra sensibilità e dovrebbe privilegiare le competenze e le esperienze, la qualità e la coerenza dei suoi dirigenti, anziché la forza dei numeri, degli interessi, delle convenienze o della discrezionalità di qualcuno, al di fuori di ogni riferimento alla Confederazione e ai suoi pluralismi che si sono espressi anche nel Congresso.

Siamo convinti che la strada che stai imboccando non sia quella giusta, per queste ragioni non possiamo essere d’accordo con la proposta da te avanzata per la segreteria nazionale.

 

Roma, 3 aprile 2019

 

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