Intervista a Frida Nacinovich

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LA GIORNALISTA CI PARLA DEL SUO LIBRO "A PAROLE LORO" DEDICATO ALLE STORIE DI CHI LOTTA CONTRO LA PRECARIETÀ

“Con parole loro”. 
E’ questo il bel titolo del libro di Frida Nacinovich, giornalista, ex redattrice del quotidiano Liberazione. Un volume uscito per l’Ediesse (pp. 260, euro 15,00) che intende trattare “l’amore per il lavoro nella tempesta del postfordismo”, come recita il sottotitolo, e che si avvale della presentazione di Sergio Cofferati e della prefazione di Curzio Maltese. 
Più di cento voci, più di cento lavoratori che descrivono la loro situazione, la loro precarietà, le lotte per combatterla attraverso la loro posizione di delegati sindacali della CGIL. 
Un viaggio nel mondo del lavoro di un’Italia che doveva uscire dalla crisi e che invece si è ritrovata a fare i conti con disoccupazione e licenziamenti come si evince bene da tutte queste storie. 

Da dove nasce l’idea di realizzare questo libro? Parliamo della genesi di questo lavoro. 
Tutto nasce dall’avvio di una mia collaborazione con la CGIL e con il conseguente interesse per ciò che avviene nel mondo del lavoro. 
E anche per scelta politica. Io vengo da un giornale politico, ho lavorato a Liberazione e prima ancora al Manifesto, e quindi è sempre stato molto semplice occuparsi del lavoro e dei diritti di chi lavora. 
A questo punto dico alla CGIL che ero interessata a coprire e ad intervistare sì gli iscritti al principale Sindacato italiano, ma soprattutto lavoratori per avere appunto con “parole loro” uno spaccato del mondo del lavoro raccontato da chi lo vive. 
Perché in fondo chi manda avanti questo Paese?

Come hanno reagito nel sindacato a questa tua proposta?
All’inizio con scetticismo perché magari ti dicono che la CGIL è un insieme di funzionari e dunque di queste interviste ne troverai poche. E invece no. Sono riuscita a trovare sindacalisti tra i braccianti e le braccianti della Puglia. 
Che dimostra come ci sia un lavoro enorme svolto da queste persone che tante volte non va sottovalutato, fatto da delegati che cercano, mettendoci la faccia e rischiando di persona perché non c’è più l’Articolo 18, di combattere posto dopo posto anche perché con la crisi il ricatto è diventato altissimo. 
Una cosa poi mi ha impressionato molto. Una volta quando vedevi qualcuno gli chiedevi che cosa aveva fatto in vacanza e via dicendo. 
Ora invece la prima cosa che si chiede è che lavoro fa. 
Perché attraverso il lavoro tu decidi come realizzare i tuoi sogni e come trascorrere le tue giornate. 
E’ insomma un pezzo importantissimo della vita di ciascuno di noi. E infatti quello che vien fuori dal libro malgrado tutto è appunto “l’amore per il lavoro”.
Ciascuna di queste voci cerca di difendere più che può il suo posto di lavoro perché gli operai vorrebbero che le fabbriche non chiudessero mai, perché lavorare è veramente anche mettere tutti noi e tutte le nostre competenze a disposizione e anche perché senza lavoro non andrebbe avanti la vita.  

La Cgil ha vissuto e vive tuttora una crisi di rappresentatività. Al di là di come andrà il Congresso, queste persone che tu hai fatto parlare dimostrano come questo sindacato ha ancora una sua vitalità. Che cosa ne pensi?
Penso ovviamente che le difficoltà politiche che ci sono e i continui attacchi ai diritti hanno messo in forte crisi la CGIL. 
Malgrado ciò riesce a resistere nonostante un mondo del lavoro e un contesto politico che sono veramente difficili. 
Ovviamente facendo conto su questo per la CGIL la vera sfida è rinnovarsi e per questa ragione hanno fatto bene a rappresentare anche i precari. 
Anche perché il lavoro fisso non esiste praticamente più. E la CGIL deve proprio per questo fare uno sforzo per riuscire a capire un mondo del lavoro che è cambiato, basti pensare alle Partite Iva per esempio, dandosi degli strumenti. 
Io per esempio ho provato a lavorare a Partita Iva, ma ti garantisco che senza un commercialista ci si trova in grandissima difficoltà.

Frida, tu hai preso in esame nel tuo libro un lasso di tempo, dal 2013 fino all’inizio del 2018, durante il quale il Paese è stato governato da diversi esecutivi a guida PD e dove il rapporto con il mondo del lavoro è stato praticamente catastrofico. 
Sì, si è rotto questo rapporto. Aver avuto come interlocutore un Partito come il PD che doveva essere quello più vicino alla CGIL e che invece ha varato provvedimenti come il “Jobs Act” ha significato dover affrontare un presente tutto in salita. 
Come abbiamo già detto nel libro hai raccontato tante situazioni. Ce n’è qualcuna che ti ha colpito di più? E poi hai intenzione di dare un seguito a questo lavoro per aggiornare almeno una parte degli scenari che hai descritto?
Tra le storie che mi hanno colpito, quelle che fanno male al cuore, molte riguardano la questione della tecnologia che ha generato delle contraddizioni.
Da un lato si dice che appunto la tecnologia toglie il lavoro perché, ed è vero, nelle fabbriche ci sarà bisogno di meno mano d’opera proprio per l’avanzare dell’automazione. 
Altre storie invece ti fanno tornare indietro all’Ottocento. Come quelle delle braccianti che non possono nemmeno fare la pausa per andare a fare la pipì con i caporali che le spiano. 
Sono vicende che mi hanno veramente agghiacciato. Di fronte alle quali rimani veramente basito perché sei di fronte a persone senza nessun diritto. 
Ci sono anche altre storie che a me hanno fatto tenerezza e ti fanno capire che tempi viviamo. 
Un lavoratore contentissimo di essere stato assunto finalmente a tempo indeterminato perché così poteva fare un mutuo, sposarsi la sua bella e avere insomma un progetto di vita. Ed era un ingegnere. Il quale mi disse che l’unica volta che aveva fatto quel lavoro era quando si era rotto l’areatore dell’aria condizionata. 
Sono riuscita ad intervistare anche un lavoratore della Brioni, che aveva un punto vendita a via Barberini a Roma e che ha vestito con i suoi abiti anche 007. Anche lì con problemi di ristrutturazione e licenziamenti. 
E’ stato comunque un viaggio molto vario, con tante lavoratrici donne, attraverso il quale ho avuto la possibilità di avere uno spaccato dell’Italia perché più di cento voci sono tante. 
Mi chiedevi poi se il mio viaggio continua? Certo. 
Ogni due settimane faccio un’intervista con l’intenzione di aggiornare il libro tornando anche in alcune delle fabbriche dove sono stata per vedere come sono finite quelle storie.

 

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