La scelta di dare continuità all’esperienza collettiva di Lavoro Società come sinistra sindacale confederale si conferma giusta. Un’aggregazione che, nell’ambito della maggioranza, ripensa se stessa senza steccati e autoreferenzialità, pronta a portare il suo contributo di idee a sostegno delle scelte della CGIL. La nostra identità si rafforza anche attraverso questo nuovo periodico: strumento di iniziativa sindacale, spazio aperto di confronto collettivo. La sfida è alta e la situazione è inedita. Sappiamo della gravità della situazione sociale e politica e di quanto sia difficile costruire risposte adeguate e unitarie contro un governo che persevera nelle scelte liberiste, a colpi di decreti, tentando di smantellare l’assetto democratico della Repubblica e della Costituzione. Col Jobs Act, il governo legifera in favore dell’impresa e contro le conquiste storiche del mondo del lavoro, disconoscendo il ruolo del sindacato confederale. La CGIL, nel suo Direttivo nazionale, ha confermato il giudizio autonomo sull’operato del governo, indicando un percorso di mobilitazioni in continuità con la manifestazione del 25 ottobre e lo sciopero generale del 12 dicembre. 

Quelle piazze ci hanno consegnato una grande responsabilità e aspettative da non deludere che solo la CGIL può rappresentare. Donne e uomini, lavoratori, pensionati, giovani, costretti a vivere in solitudine le difficoltà imposte dalla crisi, dalla mancanza di un lavoro dignitoso, dalla scomparsa di una rappresentanza politica del lavoro, si sono riconosciuti nel progetto della CGIL. La CGIL è già, per storia e natura, un soggetto politico di rappresentanza sociale generale, punto di riferimento del mondo del lavoro e non solo: un’anomalia da smantellare per il premier Renzi. L’iniziativa della CGIL per creare buon lavoro, per un Nuovo Statuto delle lavoratrici e dei lavoratori per allargare i diritti a tutte e a tutti, la raccolta di firme per una legge sugli appalti sono per noi parte di un impegno al rilancio della mobilitazione unitaria per cancellare la ferita aperta sulle pensioni, per la ridistribuzione della ricchezza e la lotta all’evasione ed elusione fiscale. Con l’aumento delle diseguaglianze e il blocco della scala sociale con il ritorno alla scuola elitaria, il paese rischia di tornare indietro di 50 anni. Questo è il “modernismo” renziano. La politica non deve scomparire dall’orizzonte della CGIL: non vogliamo né possiamo sostituirla, né le forze politiche possono espropriare il sindacato del suo ruolo generale. Abbiamo bisogno di una sponda politica di sinistra, di un partito di rappresentanza del lavoro, militante e vivo nella società, che organizzi le persone attorno a un progetto di società e di futuro. La nostra autonomia di soggetto sindacale va riaffermata, anche nel rapporto con i movimenti e nel processo di allargamento e di riforma del sindacato. Non disconosciamo il valore delle strutture collettive organizzate e dei partiti. Non ci appartiene il leaderismo, l’idea dell’uomo solo al comando, in una democrazia elitaria senza popolo e senza partecipazione, come nella controriforma costituzionale ed elettorale del Governo. La CGIL deve contrastare la deriva populista riaffermando la propria natura democratica e plurale,la confederalità, la dialettica interna e la collegialità, contro burocratizzazione, accentramento dei poteri e spoliticizzazione che pure ci sono al nostro interno. La conferenza d’organizzazione sarà un’occasione importante per innovare la nostra struttura organizzativa e rafforzare la nostra rappresentanza nei luoghi di lavoro e nella società, riconoscendo valore e ruolo alle RSU, a delegate e delegati, agli iscritti, e misurando la rappresentatività come abbiamo fatto nelle elezioni nel settore pubblico e nella scuola.

La CGIL è in grado di autoriformarsi, difendendo se stessa e la sua storia, e salvaguardando l’unità del suo gruppo dirigente: un’unità indispensabile per produrre mobilitazioni e un’azione contrattuale di qualità, capace di conquistare i CCNL e spostare i rapporti di forza, di imporsi nei luoghi di lavoro, nel territorio e nella società, per riunificare il mondo del lavoro attorno a un progetto di società. Perché il lavoro è cultura e la cultura è lavoro. La dignità del lavoro va preservata affermando i valori della Costituzione anche sul terreno contrattuale. Per noi fare sindacato in CGIL rimane una scelta di vita, con la passione di sempre.

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