La grande partecipazione al voto prova la maturità democratica dei lavoratori pubblici e conferma il primato della FP CGIL, in risposta alla “controriforma” Renzi-Madia

Il 3, 4, 5 marzo scorsi si sono tenute le elezioni RSU dei lavoratori pubblici, o almeno di quelli “contrattualizzati”, cioè lavoratrici e lavoratori della scuola e della funzione pubblica. Il primo dato che emerge è quello della partecipazione al voto. Nonostante il vuoto contrattuale, voluto per legge da Berlusconi-Brunetta e pervicacemente mantenuto da Monti-Fornero e da Renzi-Madia, i milioni di addetti del settore hanno partecipato massicciamente al voto: circa il 75% (non ufficiale), dato che i “nostri” politici si sognano in altre elezioni (Emilia-Romagna ed europee insegnano). A dimostrazione che la necessità del sindacato è un fatto vivo, tanto più in tempi di crisi nei quali si sente più forte che mai l’esigenza di tutele. Stupisce, quindi, la reazione del Presidente del Consiglio Renzi che, secondo Repubblica, sostiene di ritenere urgente una legge sulla rappresentanza. Probabilmente non sarà lo sgomento nel constatare, appunto, l’affezione dei lavoratori al sindacato nonostante tutti i colpi, compresi quelli sotto la cintura, che ha sferrato in questi mesi alle organizzazioni sindacali che lo spinge a tali affermazioni. E forse si riferisce al solo settore privato, dato che il pubblico una legge già ce l’ha. Insospettisce il fatto che abbia sentito la necessità di fare tale dichiarazione (indispettita?) proprio pochissimi giorni dopo la chiusura delle urne. O forse – ci domandiamo - sarà il fatto che ancora una volta la FP CGIL è uscita dalle urne mantenendo il primato di rappresentatività?

Al momento in cui scriviamo, 18 marzo, non è ancora stato pubblicato dalla FP CGIL un dato definitivo del risultato elettorale. La breve analisi che segue si riferisce a dati non ufficiali e incompleti, ma significativi: il 90% circa dei voti validi, cioè al momento 828.334 su un totale di 1.129.346 addetti. La FP CGIL ottiene 258.954 voti (pari al 31,26%) con un leggero calo (0,42%) sulle elezioni precedenti. La CISL FP con 208.433 si attesta al 25,16% (con un calo di 1,15%) e la UIL ottiene, con 148.096 voti, il 17,88%, con una crescita del 0,22%. I sindacati non confederali con 212.851 voti, passano dal 24,34% delle precedenti elezioni al 25,70% superando, tutti assieme, la CISL FP. Quando la CGIL FP pubblicherà i dati definitivi capiremo se queste prime riflessioni saranno confermate.
Entrando nel vivo dei comparti, possiamo dire che, oltre ad una crescita della FP CGIL nei Ministeri (26,32% con 24.206 voti), il punto di maggior forza della nostra organizzazione risulta il settore degli Enti Locali dove, con 129.689 voti, otteniamo il 38,18%, aumentando addirittura il consenso rispetto al 37,84% delle scorse elezioni. In alcuni grandi Enti (Comuni di Venezia, Roma, Napoli, Firenze, Genova, per fare alcuni esempi) si mostra, però, una preoccupante situazione di flessione da studiare per intervenire.
La più grossa preoccupazione viene, invece, dal mondo della sanità dove, con 88.853 voti, la FP CGIL, pur mantenendo il ruolo di primo sindacato, perde un significativo 2,48%. Segno che quando i tagli si abbattono e tartassano sempre il personale, in particolare infermieristico, con aumento delle ore lavorate e diminuzione dei salari effettivi (impossibilità di recupero delle ore lavorate in più, straordinari pagati poco o nulla, contratti fermi) con l’aggiunta di qualche accordo aziendale malfatto, i lavoratori si “rifugiano” in una difesa del proprio particolare: infatti, i sindacati non confederali, nella maggior parte dei casi di professione, salgono al 30,06%.

©2019 Sinistra Sindacale Cgil. Tutti i diritti riservati. Realizzazione: mirko bozzato

Search