Il contratto nazionale copre 3 milioni di lavoratori, da Trapani a Bolzano, dal piccolo negozio di vicinato al megastore 

Prima di entrare nel merito, è d’obbligo una considerazione su cosa è il ccnl del terziario, distribuzione e servizi per oltre 3 milioni di lavoratrici e lavoratori: norme e regole contenute nel contratto nazionale valgono per i dipendenti del settore da Bolzano a Trapani, dai piccoli negozi di vicinato ai grandi centri commerciali. La valutazione va fatta complessivamente, a partire dal significato politico della riconferma della centralità del contratto nazionale in un periodo e in un contesto in cui assistiamo (quasi impotenti) allo smantellamento del rapporto di lavoro per via governativa.
Questa ipotesi di contratto arriva 9 mesi dopo la rottura di giugno 2014, causata dalle differenze inconciliabili con Confcommercio su temi che influivano pesantemente sulla vita quotidiana degli addetti (flessibilità, rol, tfr). Un buon risultato, non solo per il recuperato dialogo, ma soprattutto per la mediazione che ha fatto superare le differenti opinioni e ha portato alla sigla di un accordo unitario, in un periodo di grande difficoltà della contrattazione, a partire da quella nazionale.
La parte economica è un risultato importante: 85 euro di aumento in 28 mesi, parametrati al IV livello e suddivisi in 5 tranche da aprile 2015 ad agosto 2017, per un totale di 1.811 euro. In un contesto economico così difficile risultano particolarmente significativi.
Un minuto dopo la firma dell’ipotesi si leggeva di “svendita” alla precarietà, riferendosi all’art.125 (la cui cancellazione era stato il motivo principale della rottura) che dà la possibilità di utilizzare fino a 44 ore lavorative settimanali compensando in altri periodi. Ai maestri con la penna rossa consigliamo di leggersi i contratti per intero, compresi quelli passati: scoprirebbero che questa modalità di flessibilità era già presente nel ccnl da prima del 2008. Certamente, alcuni aggiustamenti sono stati fatti, ma non si sono introdotte norme nuove, si è adattato l’esistente, mantenendo il rispetto dei diritti di lavoratrici e lavoratori. Stessa polemica riguarda il demansionamento: secondo alcuni viene legittimato e sancito nel nuovo ccnl. Niente di più falso: in realtà è istituita una nuova tipologia contrattuale rivolta a chi arriva da particolari situazioni di svantaggio. Questa è stata la vera mediazione, dopo una lunga e accesa discussione fra le parti. Nei 28 mesi di vigenza del nuovo contratto, potranno essere attivati contratti a tempo determinato di durata annuale, finalizzati all’inserimento nel mercato del lavoro di soggetti particolarmente svantaggiati (lavoratori che, al termine dell’utilizzo degli ammortizzatori sociali non hanno trovato ricollocazione, autonomi o parasubordinati con un reddito inferiore al reddito annuale minimo escluso da imposizione) per i quali è prevista l’assunzione con un sotto-inquadramento e un percorso formativo mirato all’acquisizione progressiva del livello contrattuale previsto per la mansione svolta.
Altre novità importanti: l’elemento economico di garanzia in assenza del secondo livello di contrattazione di 90 euro per le aziende sopra i 10 dipendenti e di 80 euro per quelle sotto i 10, parametrati al 4° livello. Si è introdotto il sistema di classificazione per il personale del settore Ict, da tempo parte importante e innovativa del terziario avanzato, e, inoltre, sul mercato del lavoro, si sono confermate le percentuali di utilizzo del contratto a termine e stabilita l’estensione della normativa sull’apprendistato - con la percentuale di conferma del 20% - a tutte le aziende del settore indipendentemente dalla dimensione.
Dopo l’assemblea unitaria dei delegati e delle strutture sindacali del 14 aprile, l’ipotesi di accordo è ora sottoposta alla consultazione di lavoratrici e lavoratori del commercio. Intanto riceviamo comunicazioni da aziende associate a Confcommercio che transumano a Federdistribuzione perché ritengono troppo gravosi gli aumenti contrattuali stabiliti nell’ipotesi di accordo… Stravaganze di un contratto nazionale atteso per sette anni. 

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