Il rinnovo del ccnl è il risultato della lotta dei bancari contro il disegno dell’Abi di smantellare il contratto nazionale. Ora la parola ai lavoratori.

Nella notte del 31 marzo è stata siglata l’ipotesi di accordo per il rinnovo del ccnl che riguarda 309mila bancari. La sigla è giunta al termine di una vertenza complessa, iniziata il 16 settembre del 2013 con la disdetta del contratto da parte dell’associazione datoriale e l’inedita minaccia di disapplicazione dello stesso alla scadenza del 30 giugno 2014. Apparve da subito evidente la volontà dell’Abi di provare a deregolamentare il settore creditizio, in una fase ancora caratterizzata da ristrutturazioni alle quali si aggiungeranno, a breve, le più che probabili aggregazioni conseguenza della recente legge di riforma delle banche popolari.
Tra le organizzazioni sindacali e tra le lavoratrici e i lavoratori non vi sono stati dubbi nell’individuare la natura di quell’attacco, coerente con il più ampio tentativo padronale e governativo di ridimensionare diritti e dignità dei lavoratori e ruolo di chi li rappresenta. Con questa consapevolezza, il 31 ottobre 2013, la categoria aderì a uno sciopero nazionale che vide un’adesione senza precedenti, stimata tra l’85% e il 90%. A seguito della mobilitazione, l’Abi ritirò la disdetta e fu costretta a concedere l’ultrattività del contratto.
Nell’aprile 2014 dopo l’approvazione delle assemblee, le organizzazioni sindacali presentarono all’Abi una piattaforma rivendicativa. L’Abi pose quali pregiudiziali l’impossibilità per le banche di sostenere incrementi del costo del lavoro per via contrattuale, l’abolizione degli scatti di anzianità, e lo smantellamento dell’ “Area Contrattuale”, insieme di norme che consente a oggi di tutelare l’intera filiera produttiva; nelle ipotesi dell’Abi, circa 70mila addetti avrebbero dovuto uscire dal perimetro del ccnl bancari.
Si arriva così alla rottura delle trattative e allo sciopero del 30 gennaio 2015, che ha visto la partecipazione entusiasmante di migliaia di lavoratrici e lavoratori alle manifestazioni di Milano (con il comizio finale di Susanna Camusso), Ravenna, Roma e Palermo. Grazie a questa straordinaria mobilitazione le trattative sono riprese, e i contenuti dell’ipotesi di accordo ci consentono di affermare che i propositi strategici dell’Abi sono stati sconfitti, poiché, già nelle premesse, è ribadita “la centralità del contratto nazionale” con “funzione di garantire la certezza dei trattamenti economici e normativi per tutti i lavoratori del settore” e viene ribadito il ruolo della contrattazione di secondo livello, così come l’Area Contrattuale esce immutata nell’accordo.
La parte economica merita un discorso articolato in quanto, su istanza in particolare della Fisac CGIL, è stata rigettata in toto la proposta Abi di abolire gli scatti di anzianità, che avrebbero penalizzato i lavoratori più giovani, e proprio pensando a questi possiamo parlare di “anima sociale” del rinnovo in quanto per il Livello di inserimento professionale è previsto un incremento, a partire dal primo aprile 2014 di 175 euro per 13 mensilità, che porta la riduzione rispetto al 1° livello impiegatizio, per i primi quattro anni, a meno 10% (si partiva dal precedente meno 18%). L’aumento economico medio è di 85 Euro nei 4 anni e 6 mesi di valenza, cifra certamente contenuta ma che sconta la particolarità della fase deflattiva e con previsioni di debole ripresa dell’inflazione.
Unica vera nota negativa è la prosecuzione, per tutti, dell’accantonamento ai fini del Tfr, calcolato esclusivamente sulle voci paga base, ristrutturazione tabellare e scatti d’anzianità, con esclusione quindi delle indennità e emolumenti di varia provenienza. Le assemblee dei lavoratori e lavoratrici che saranno convocate a breve e termineranno entro il 15 giugno avranno il compito di dare il mandato alla delegazione trattante a firmare l’accordo.

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