Crisi economica, fratture sociali, ascesa dell’intolleranza in Europa e in Italia: le politiche di inclusione via maestra per uscire dall’impasse. 

La crisi dell’Unione europea non è solo economica e finanziaria; è anche, forse anzitutto, una crisi politico-ideologica. Una delle espressioni più manifeste e allarmanti di tale crisi è la presenza in Europa di settori crescenti di opinione pubblica che esprimono atteggiamenti intolleranti verso i diversi, di partiti di stampo populista accomunati da programmi e retoriche anti-immigrati e anti-rom, nonché di frange apertamente razziste, neonaziste, spesso anche omofobiche.

Quasi ovunque la crescita dell’area dell’intolleranza è favorita dagli effetti sociali della crisi economica e dalla frattura, sempre più profonda, che divide le classi super-agiate dalla moltitudine che comprende i poveri, i salariati, i disoccupati, i socialmente declassati e coloro che vivono nella paura, fondata, del declassamento. Esemplare è il caso della Francia, che vede una società sempre più segmentata, segnata da difficoltà crescenti di convivenza tra diversi, afflitta da una grave crisi anche identitaria. Qui la spettacolare avanzata elettorale del Front National, guidato da Marine Le Pen, ha innescato un processo di rincorsa a destra dei partiti di centro e perfino di sinistra sui temi dell’ ”identità nazionale”, dell’immigrazione, della presenza dei rom, del ruolo dell’Islam. Le Pen ha avuto la furbizia d’imbellettare il suo discorso con retoriche quali la difesa della laicità e dei valori repubblicani, rendendo così più digeribile il suo programma, che resta comunque sostanzialmente razzista.

Anche in Italia lo scenario non cambia; Salvini, come la Meloni approfittano della crisi, del disagio sociale e dell’insicurezza delle persone nel vedere una prospettiva migliore, per trovare strade per ottenere consensi sul piano politico, l’attacco ai migranti l’unica proposta politica. Le dichiarazioni alla stampa di Matteo Salvini sono inquietanti e pericolose. Salvini sceglie l’8 aprile, Giornata internazionale dell’inclusione dei Rom e Sinti, per proporre di radere al suolo tutti i campi Rom. Tutto questo è un film già visto, iniziato con l’allora leader della Lega Nord, Umberto Bossi, insieme ai suoi seguaci Maroni e Borghezio, dove la trama è sempre la stessa: “immigrazione uguale criminalità, invasione, terrorismo, malattie, ecc.”. L’unica soluzione prospettata da questo schieramento politico era ed è appunto “la Préférence nationale”, “Prima gli italiani”.

Quello che cambia, tuttavia, è la nuova strategia per ottenere un maggiore consenso che la Lega ha messo in campo con Salvini, abbandonando la via secessionista Padana, che non riscontrava adesioni nell’intero territorio nazionale, puntando ad una coalizione più ampia con altri soggetti di estrema destra, razzisti e xenofobi, come Forza Nuova, Casa Pound, Alleanza Nazionale.

In tempi di crisi economica e di disperazione sociale crescente, come quelli attuali, nel breve periodo questa strategia può servire a distogliere l’attenzione pubblica dai problemi reali e dall’inadeguatezza delle élite a risolverli. Nel lungo e nel medio periodo è un gioco assai pericoloso, come la storia c’insegna. Solo la messa in campo di politiche di inclusione può favorire la ripresa economica auspicata, la coesione sociale e la tenuta democratica di questo paese. 

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