Il documento sulla Conferenza d’Organizzazione è frutto del lavoro della commissione nazionale e di cinque sottocommissioni, sedi rappresentative dell’insieme dell’organizzazione. Il contributo costruttivo di Lavoro Società  

 

 

Il documento sulla Conferenza, approvato dal Direttivo nazionale il 14 maggio, è frutto del lavoro della commissione nazionale e di cinque sottocommissioni, sedi rappresentative dell’insieme dell’organizzazione. Noi, in quanto rappresentanza di Lavoro Società, abbiamo partecipato al dibattito generale portando il nostro contributo costruttivo in quattro delle sottocommissioni: insediamento territoriale, profilo identitario e formazione, democrazia e partecipazione, modelli per la contrattazione inclusiva.

In particolare, la commissione democrazia e partecipazione, alla quale ho partecipato, si è caratterizzata per un confronto non facile né scontato. Pur essendo la contrattazione, insieme all’insediamento e al proselitismo, il cuore della conferenza, il capitolo democrazia e partecipazione è stato ed è oggetto di un forte interesse a tutti i livelli.

Nel corso della discussione si sono delineati diversi concetti di democrazia e persino due modelli di sindacato: uno populista, che elegge il proprio “capo” con una votazione plebiscitaria, l’altro che pratica la democrazia delegata attraverso soggetti rappresentativi, eletti nelle strutture decisionali. E le differenze di prospettiva e di approccio sono emerse in modo evidente. Per noi i tratti identitari della CGIL, che è e deve rimanere un’organizzazione di militanza e non di opinione, restano la confederalità, la partecipazione consapevole e una democrazia delegata e non plebiscitaria.

Alcune novità apprezzabili sono emerse sul ruolo delle iscritte e degli iscritti, sulle nuove strutture indicate, i comitati degli iscritti nei luoghi di lavoro, sulle prerogative, il numero e la composizione dei Comitati Direttivi, nonché sulle modalità di voto. Le categorie hanno avuto un ruolo importante nell’apportare dei cambiamenti.

Personalmente ho espresso perplessità legate ad alcune contraddizioni nell’impostazione, e ho sostenuto, non da solo, il mantenimento del principio del voto segreto, contro l’uso del voto a distanza per le decisioni dei direttivi, se non attraverso la regolamentazione di rigide “causali”. Criticità espressa anche sull’elezione al congresso di ogni Centro regolatore - contestualmente a quella del Direttivo e con le stesse modalità e criteri - dell’Assemblea Generale composta da almeno il 50% più uno di attiviste/i in produzione e delle leghe dello Spi, che ha importanti prerogative, compresa l’elezione dei segretari generali e delle segreterie dei Centri regolatori e delle Camere del Lavoro.

E’ una proposta che parla all’esterno, di buoni principi ma di difficile attuazione per i motivi che sono contenuti nel nostro contributo nazionale. E’ una risposta a chi sostiene una forma di democrazia plebiscitaria che, facendo eleggere i segretari generali e le segreterie attraverso il voto di tutti i delegati, cambierebbe natura e identità all’organizzazione. Noi difendiamo il modello confederale, vertenziale e contrattuale, consapevoli del rischio che con l’Assemblea generale si crei un dualismo e si svuotino ancor di più i direttivi, organismi statutariamente decisionali e rappresentativi del pluralismo. Tra l’altro, il proliferare di luoghi o strutture di decisione e di selezione del gruppo dirigente non è una garanzia di collegialità, di democrazia partecipata e consapevole e di uno spostamento dei poteri verso il basso.

La conferenza è necessaria e non rimandabile per rinnovarci. E’ un’occasione da non perdere anche per aprire una riflessione sulle responsabilità del gruppo dirigente, sulle nostre difficoltà, sulla partecipazione ridotta dei nostri iscritti, su organismi dirigenti che hanno perso vitalità e funzione, sulla perdita di militanza e di confederalità. Nonostante gli attacchi che subisce, la CGIL continua a rappresentare i bisogni e le aspettative di milioni di lavoratori e di pensionati, di giovani e di donne. La Conferenza può e deve rafforzarne ruolo e identità. 

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