Ci sono alternative all’austerità europea. Anche nella pratica dei rapporti di forza. Il governo Tsipras, con una trattativa che tanto ricorda le lotte partigiane, ottiene di ridurre quest’anno il suo avanzo primario all’1%, rispetto al 3% dei trattati Ue. Anche nel 2016 l’avanzo sarà sotto il 3% (circa il 2%), invece del 4,5% che Ue, Bce e Fmi chiedevano come compito a casa. Al contrario, la lezione di greco viene esportata in tutto il vecchio continente. Perché con i miliardi di euro – della Grecia - risparmiati dalla tagliola dell’austerità, il governo Tsipras potrà avviare quelle politiche economiche espansive che, vedi l’Obanomics, sono la sola ricetta contro stagnazione e deflazione.

La battaglia non è ancora finita: per non far vedere agli altri paesi dell’eurozona che le alternative ci sono, i creditori della Grecia (Commissione Ue, Bce e Fmi) chiedono nuovi tagli delle pensioni. E di non cancellare gli impegni presi dai governi di grande coalizione – quelli che hanno portato il paese al disastro – sulle “aperture” del mercato del lavoro. Cioè licenziamenti liberi, anche di massa. Ma anche in questo caso Tsipras e Syriza resistono. Offrendo una lezione ad hoc all’Italia, che mantiene un avanzo primario più che doppio rispetto a quanto concordato con la Grecia. E che su pensioni e mercato del lavoro (dalla legge Fornero al jobs act) appare un alunno modello per le tecnocrazie continentali. Su questi parametri andrebbero calibrati i risultati delle elezioni regionali. Se solo a palazzo Chigi ci fosse un reale interesse al futuro dell’intero paese.

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