Con l’intervento del coordinatore di LS del Veneto cominciamo il viaggio attraverso l’area. Il pluralismo come contributo collettivo alla linea e alla mobilitazione di tutta la CGIL

I compagni e le compagne che si riconoscono nell’esperienza collettiva di Lavoro Società, Sinistra sindacale confederale, sono presenti in molte strutture confederali e categoriali regionali e provinciali della CGIL del Veneto, anche con incarichi di responsabilità e direzione politica.

Siamo presenti nelle segreterie confederali della CGIL Veneto e delle Camere del Lavoro di Treviso, Verona, Rovigo e Belluno, in un paio di strutture regionali di categoria, in molte segreterie di categoria provinciali, con alcune responsabilità di direzione generale in FP, FLC, FLAI, FILCAMS, FISAC, e con vari funzionari nei dipartimenti e negli apparati della confederazione e delle categorie nelle diverse strutture regionali e territoriali; oltre ai tanti compagne e compagni componenti degli organismi direttivi e delle rappresentanze sindacali unitarie o aziendali.

Queste funzioni e responsabilità di rappresentanza e direzione politica sempre più ci vengono attribuite in rapporto all’impegno, alle capacità, alla professionalità, alla storia personale dei singoli; sempre meno in virtù di un riconoscimento di carattere collettivo. Da tempo questo riconoscimento trova sempre più resistenze e ostacoli nell’organizzazione, nonostante la chiarezza della nostra scelta di continuità come soggetto collettivo organizzato.

Per questo riflettiamo collettivamente su come dare senso, significato, riconoscibilità, continuità alla presenza organizzata di sinistra sindacale in CGIL, nel contesto di un forte attacco politico e sociale al ruolo di rappresentanza del sindacato e alla contrattazione collettiva, che nella nostra regione passa anche attraverso il “neoconsociativismo” populista e xenofobo della Lega.

Nel nostro modo di fare sindacato è continua la sollecitazione ad una pratica dell’attività negoziale coerente con la linea politico-sindacale, le finalità e gli obiettivi prioritari definiti nei documenti congressuali e nelle tante piattaforme, proposte di legge, documenti rivendicativi elaborati dalla CGIL e di un conseguente livello di iniziativa e mobilitazione. L’area, in Veneto, si cimenta con una capacità di analisi, proposta e stimolo su alcune questioni importanti di fronte a posizioni e orientamenti ambigui o non ancora compiutamente definiti della CGIL, come ad esempio sul tema delle grandi infrastrutture e dei servizi pubblici locali. Spingendo per declinare concretamente e continuamente le scelte strategiche dell’ autonomia, della confederalità, dell’ inclusività.

Ci poniamo concretamente l’interrogativo di come gestire, evolvere, ridefinire le modalità del pluralismo in una organizzazione complessa come la Cgil. La risposta – secondo LS del Veneto – sta, da una parte, nel sostanziale rafforzamento dei meccanismi e degli strumenti di democrazia, di consapevole partecipazione alle decisioni ai diversi livelli e nelle diverse strutture dell’organizzazione, aumentando la collegialità e contrastando le pratiche di leaderismo, di accentramento dei poteri, di gerarchizzazione e burocratizzazione dei rapporti, le derive elitarie e populiste oggi tanto praticate.

D’altra parte, continuiamo a sostenere la necessità e legittimità di una forma collettiva, organizzata, confederale, dei diversi e possibili pluralismi nella CGIL, evitando una trasformazione della dialettica interna, in parte già in atto, in una dinamica di conflitto tra strutture o, peggio ancora, tra clan e tifoserie, contrapposte più sugli assetti dei gruppi dirigenti che sulle strategie politico-sindacali. Non abbiamo pregiudiziali sulla possibile evoluzione delle modalità e degli strumenti del confronto interno, ma senza furberie e ambiguità.

Anche la nostra esperienza conferma, infatti, che il pluralismo è un elemento essenziale per una CGIL democratica e autonoma, la condizione per rimanere quella “casa comune” così importante per un futuro migliore del mondo del lavoro e della società, per la stessa prospettiva di un’alternativa di modello sociale ed economico, di cui il Veneto a trazione leghista ha davvero bisogno.

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