Una vera e propria rappresaglia tedesca è stata scatenata contro il popolo greco perché ha avuto il coraggio di votare il governo di Tsipras a gennaio e il “No” al referendum a luglio. Una vile rappresaglia, dopo aver cercato ripetutamente di far rovesciare chi governa il paese martoriato dalle politiche del neoliberismo europeo che lo hanno portato ad una crisi umanitaria.

Le due più grandi famiglie europee, i conservatori e i socialisti, e i poteri forti dell’Europa, con la Bce in prima fila, hanno fatto un moderno colpo di stato chiudendo le banche greche per intimidire i cittadini greci prima del referendum. Quando l’industria della paura non ha avuto i risultati desiderati, invece che contro Tsipras, il suo governo e Syriza, si è messa in atto una rappresaglia punitiva contro il popolo greco, stravolgendo i resti della poca democrazia rimasta in Europa. Dopo l’accordo della mattina del 12 luglio fra la Grecia e le istituzioni europee ed internazionali, si pone chiaramente la sfida per le sorti dell’Unione europea e dell’unione monetaria dell’eurozona, che assomigliano sempre di più a un campo recintato dove si cerca di imporre di nuovo la visione che “il lavoro rende liberi”.

Tsipras e Syriza hanno combattuto da soli. Però hanno firmato un accordo che non è una resa, come vogliono presentarlo i mezzi di disinformazione del regime. Anche nelle condizioni difficili, tra la minaccia dell’uscita del paese dall’euro e la chiusura prolungata delle sue banche, Tsipras ha costretto la Germania e i suoi alleati a riconoscere che serve un alleggerimento del debito greco; ha garantito che 35 miliardi di euro saranno spesi per investimenti pubblici per far ripartire l’economia greca e creare posti di lavoro; ha spostato il peso della crisi sui ricchi, gli evasori e i corrotti, e lasciato la porta aperta per ripristinare diritti dei lavoratori che sono stati aboliti di fatto, in primis la contrattazione collettiva nazionale.

La Grecia di Tsipras ha avuto dalla sua parte l’opinione pubblica democratica e progressista di tutto il mondo, e ha posto la necessità della democrazia, solidarietà e giustizia sociale in un continente che sembra non riconoscere le sue radici. La guerra aperta per liberare l’Europa dal neoliberismo barbaro e selvaggio a guida tedesca continua più dura che mai. Tsipras ha un solo “piano A”: vincere la guerra. Non da solo, ma con i popoli e i lavoratori europei uniti, le donne e i milioni di disoccupati e i giovani che hanno visto precarizzare le loro vite.

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