I rappresentanti sindacali del settore pubblico che firmano accordi collettivi, come i contratti integrativi, non possono essere accusati di danno erariale. Questa decisione delle sezioni unite civili della Cassazione ribadisce un principio. E inizia a smontare una pericolosa inchiesta “pilota” della magistratura contabile, che su input del ministero delle finanze aveva finito per mettere sotto accusa perfino il diritto alla contrattazione.
Il caso di Firenze, dove la Corte dei Conti aveva citato a giudizio 14 delegati sindacali, chiamati a difendersi dall’accusa di aver contribuito a provocare un danno erariale di ben 50 milioni, rischiava di provocare un autentico terremoto nei rapporti fra le pubbliche amministrazioni e i lavoratori. Nel mirino dei giudici contabili c’erano infatti accordi liberamente sottoscritti dalle parti. Validati, per giunta, dal loro inserimento nel bilancio comunale.

“La sentenza della Cassazione restituisce giustizia e verità sull’operato del sindacato – osserva soddisfatta la Rsu di Palazzo Vecchio – che ha sempre fatto il suo mestiere”. Ma la brutta vicenda non è finita. Perché c’è ancora da attendere il giudizio della magistratura del lavoro. Che in un singolo caso ha già dato ragione al lavoratore, bloccando il recupero della somma che gli era stata erogata come integrativo. Ma ci sono altri tremila lavoratori pubblici del Comune di Firenze che aspettano giustizia. Di non dover restituire quanto era stato liberamente pattuito in un contratto.

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