Il documento che Lavoro Società ha contribuito a realizzare, e nel quale si riconosce, è frutto di un lungo percorso di confronto. Rappresenta un punto di equilibrio avanzato per mantenere l’unitarietà e il profilo generale dell’organizzazione

Dopo mesi di lavoro e di confronto serrato siamo arrivati alla nostra Conferenza di Organizzazione. Il documento, che abbiamo contribuito a realizzare e nel quale Lavoro Società si riconosce, è frutto di un lungo percorso di confronto. Rappresenta per noi un punto di equilibrio avanzato per mantenere l’unitarietà e il profilo generale dell’organizzazione.

Ora bisogna fare in modo che l’occasione di ripensare la nostra organizzazione, per renderla più adeguata ai cambiamenti avvenuti, non vada sprecata in insensati scontri di altra natura, ma produca, in un confronto di natura e di valore confederale, scelte e decisioni sui bisogni di coloro che vogliamo rappresentare e sui problemi aperti dell’organizzazione. Bisogna tornare al “NOI”, all’appartenenza a un’organizzazione che va difesa collettivamente dagli attacchi che subisce per la sua funzione di sindacato generale di natura classista. La posta in gioco è alta.

Anche noi, come tutti i soggetti politici e sociali di rappresentanza, viviamo una crisi di credibilità e di adesione. Questo ci obbliga a ripensarci, a ricercare e sperimentare nuove strade. Il presidente del consiglio con politiche classiste, la demagogica spregiudicatezza, con il sostegno del padronato e di certa stampa, cerca di accreditare l’idea che anche noi siamo una casta e che gli stessi diritti del lavoro siano privilegi. Intanto sceglie di stare con il mercato e l’impresa, in continuità con la destra liberista e un padronato vergognoso che scarica su di noi le sue gravi responsabilità.

Con il Jobs Act il governo intacca conquiste storiche, riduce i diritti del lavoro e nei luoghi di lavoro, aumenta solitudini, diseguaglianze e precarietà. Vuole svuotare la funzione contrattuale e negoziale del sindacato confederale e spostare ulteriormente i rapporti di forza. L’obiettivo è consegnare all’impresa le conquiste del movimento operaio, per non parlare del restringimento degli spazi democratici, dello svuotamento del Parlamento e dell’accentramento dei poteri nelle mani di un uomo solo al comando.

Si vuole ridimensionare l’azione collettiva, colpire il diritto di sciopero e il Ccnl. La nostra capacità di risposta sta nel rilancio della confederalità e nell’esercitare di più e meglio la contrattazione a tutti i livelli, a partire dai luoghi di lavoro, nel conquistare i Ccnl per non perdere quell’utilità che ancora ci viene riconosciuta da tante lavoratrici e da tanti lavoratori. Anche la mobilitazione contro la legge Fornero, e per un rinnovato sistema di protezione pubblico e universale, va rilanciata.

Siamo in una crisi che produce ingiustizie, nuove povertà, disoccupazione di massa, soprattutto giovanile, in una Europa senz’anima, piegata alle politiche devastanti della troika, incapace di impedire che a pagare sia il lavoro e la parte più debole, e muta dinanzi al razzismo e alla xenofobia, alla costruzione di muri a fronte di processi migratori epocali, con livelli di disumanità inauditi. Tutto questo succede quando sparisce la politica e la sinistra è dispersa, lontana dal mondo del lavoro e senza un progetto alternativo di sviluppo e di società.

Questo non deve far venir meno la nostra autonomia di sindacato generale di rappresentanza sociale con capacità di avanzare proposte e di sostenerle coerentemente, di conoscere e riconoscere i cambiamenti avvenuti per poterli affrontare o contrastare, sapendo quanto rimane attuale la conflittualità tra gli interessi in campo e la contraddizione capitale-lavoro.

La Conferenza è l’occasione per superare le inadeguatezze, sapendo che migliorare e mettere in sicurezza l’organizzazione è responsabilità di tutto il gruppo dirigente.

Dobbiamo cambiare senza smarrire il senso di quanto ancora rappresentiamo per milioni di persone. Ripensarci e rinnovarci senza recidere le radici della nostra storia e della nostra cultura di sindacato generale di rappresentanza del mondo del lavoro, dei giovani e dei pensionati, rifuggendo dal corporativismo, dal nuovismo ideologico e dal modernismo asettico che lasciano inalterati i problemi, senza aggredire le derive valoriali, le burocratizzazioni presenti nel corpo dell’organizzazione.

Occorre aprirci, riconoscere le nuove realtà presenti nei luoghi di lavoro dando rappresentanza, riconoscimento, valore alle delegate e ai delegati, ai Rls, senza utilizzarli per scontri di potere tra gruppi dirigenti, e senza caricarli del peso di un rinnovamento che rimane in capo alla coerenza e alla responsabilità del gruppo dirigente.

I nostri delegati svolgono un ruolo difficile, primario per chi come noi deve accrescere la presenza nei luoghi di lavoro con il proselitismo e il tesseramento; un tesseramento che non è solo fonte di sostegno economico, ma di identità di un’organizzazione militante.

Dobbiamo autoriformarci prima che ce lo impongano altri, forti della nostra storia, con lo sguardo rivolto al futuro e al mondo del lavoro e alla società di oggi, a una classe lavoratrice divisa, disillusa e senza un riferimento politico adeguato che la rappresenti e la valorizzi, in un paese nel quale il lavoro ha perso il suo valore sociale ed economico, segnato ancora dal malaffare, dalla corruzione e da diseguaglianze di reddito e di condizioni tra nord e sud sempre più marcate.

Dobbiamo sperimentare, rinnovare e aggiornare il nostro modo di fare sindacato, per rivitalizzare e ampliare militanza, partecipazione e rappresentanza, spostando risorse e poteri, riaffermando la collegialità, la funzione degli organismi statutari e il coinvolgimento del gruppo dirigente diffuso, contro logiche accentratrici e proprietarie dell’organizzazione. Dobbiamo rifuggire però da un rinnovamento di facciata, dalla rottamazione di esperienze, saperi e valori che sono l’identità e il profilo di un’organizzazione, democratica e plurale, che ha contribuito a fare la storia democratica e civile di questo paese.
Orgogliosi delle nostre radici, del privilegio di militare dalla parte giusta, conservatori della nostra identità, della ricchezza e la storia di generazioni che si riconoscono e si incontrano, di strenui difensori della democrazia e dei diritti dei più deboli. Di essere della CGIL.

Buona conferenza.

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