I lavoratori della scuola sono determinati, insieme agli studenti e ai genitori, a continuare con tutti i mezzi consentiti il contrasto a una legge vecchia e pericolosa per la scuola del nostro paese e per la nostra democrazia costituzionale

La “Buona scuola” è legge dello Stato. Frutto della indisponibilità a qualsiasi confronto con il mondo del lavoro scolastico, la legge conferma tutte le ragioni del grande e partecipato sciopero unitario del 5 maggio scorso. Una legge complicata, con un solo articolo che accorpa 212 commi, che chiede ben nove deleghe e non ha saputo reggere il dibattito parlamentare, imponendo al Senato il voto di fiducia.
Via via che si applica, emergono evidenti errori che producono ulteriori iniquità, a partire dalle profonde ingiustizie del piano di stabilizzazioni, confuso e discriminatorio. Con l’irresponsabile esclusione di alcune categorie di precari, come quelli che hanno maturato il diritto alla stabilità in forza della sentenza europea, del personale Ata e dei docenti della scuola dell’infanzia, si rischia di riproporre una nuova stagione di precarietà e di contenzioso legale, senza eliminare le graduatorie ad esaurimento.

Ma i danni maggiori arriveranno con i nuovi poteri ai dirigenti scolastici, che comporteranno un disequilibrio fra le diverse figure della scuola dell’autonomia (dirigente, collegio dei docenti e consiglio d’istituto), con inevitabili conflitti tra i diversi soggetti; con l’intreccio innaturale fra poteri di indirizzo e di gestione; con una insensata concorrenzialità fra docenti, spacciata per incentivo al miglioramento delle cosiddette “performance”; con il depotenziamento delle sedi di confronto (collegio docenti) e di contrattazione (sottrazione di materie e competenze) con le Rsu, elette dall’80% dei lavoratori. Si stravolge cosi il profilo della scuola dell’autonomia, che in questi anni ha saputo esaltare, attraverso pratiche di partecipazione e condivisione, la qualità della progettazione e gestione dell’offerta formativa.

La legge prevede la chiamata diretta da parte del dirigente scolastico dei docenti sia sui posti liberi che per la quota di organico funzionale. Una norma palesemente incostituzionale, che non garantisce la libertà di insegnamento prevista dall’articolo 33 della Costituzione. Appare evidente il rischio di scelte discriminatorie, e la possibilità di avere scuole orientate sulla base delle scelte religiose, politiche e sociali dei dirigenti scolastici. La legge inoltre prevede ulteriori finanziamenti alle scuole private, e la subalternità alla cultura d’impresa attraverso una scelta sull’alternanza scuola-lavoro priva di identità. In definitiva, una legge presentata come rivoluzionaria è figlia di una vecchia cultura del decisionismo, dell’uomo solo al comando.

Per rilanciare il sistema d’istruzione e formazione e affrontare le sfide del futuro sociale ed economico del paese ci vuole, invece, una riforma vera, che generalizzi la scuola d’infanzia pubblica (soprattutto al sud), che porti l’obbligo scolastico a 18 anni, che modifichi la scuola secondaria e punti all’intreccio tra istruzione e formazione, e a un sistema di apprendimento permanente come negli altri paesi sviluppati. Sono necessarie risorse economiche pubbliche per investimenti in tutti i settori della conoscenza e per finanziare il rinnovo del contratto fermo da sette anni, recuperando il differenziale di spesa in rapporto al PIL che ci vede agli ultimi posti tra i paesi sviluppati.

Soltanto attraverso il rinnovo dei contratti di lavoro si possono accompagnare i veri processi di cambiamento, per rispondere in modo adeguato a una domanda educativa e formativa sempre più complessa. Per i lavoratori la scuola non è semplicemente un luogo di lavoro, ma è la sede in cui si esprime la funzione fondamentale dello Stato democratico che educa, istruisce e forma i giovani ai valori di coesione sociale e di cittadinanza.

Come previsto, le nostre iniziative dopo lo sciopero degli scrutini sono continuate durante tutto il periodo estivo, e abbiamo iniziato un anno scolastico particolarmente complicato con assemblee, sit-in e presidi in tutte le scuole del paese.

La lotta unitaria continua anche con iniziative legali e ricorsi sui punti più controversi, in attesa di poter ricorrere contro l’incostituzionalità di parte della “Buona scuola”. Nel frattempo abbiamo redatto un documento unitario che dà indicazioni ai lavoratori per affrontare i primi impegni previsti per l’applicazione della legge 107/15. L’assemblea nazionale unitaria delle Rsu dell’11 settembre ha fatto il punto sulla situazione, per costruire una giornata di mobilitazione nazionale con manifestazioni in tutte le regioni entro il mese di ottobre.

©2019 Sinistra Sindacale Cgil. Tutti i diritti riservati. Realizzazione: mirko bozzato

Search