Il governo Tsipras si è battuto con coerenza per modificare le politiche della Troika. Ora chiede un forte mandato per stravolgere in senso sociale ed egualitario il nuovo “memorandum” della barbarie eurotedesca

La democrazia in Grecia si applica di più che in qualsiasi altra parte del mondo, grazie al governo di Alexis Tsipras. I cittadini hanno deciso il 25 gennaio di licenziare il governo della troika e affidare le loro sorti alla sinistra di Syriza e di Tsipras. Il 5 luglio i cittadini greci sono andati a testa alta alle urne, girando le spalle al colpo di stato di un’Europa che gli ha chiuso le banche, e hanno rifiutato il cosiddetto “piano Juncker” con un referendum chiesto dallo stesso Tsipras.

“Volete prendermi anche la giacca?”, ha detto il premier greco una settimana dopo, rispondendo alla rappresaglia del neoliberismo tedesco ed europeo con il ricatto tra l’uscita dall’euro - e il fallimento - o un nuovo accordo. Con il doppio obiettivo di umiliare l’orgoglioso popolo greco, che aveva alzato la testa, e far paura agli altri popoli che dovranno andare in questo autunno alle urne, in primis i Portoghesi e gli Spagnoli, e a seguire gli Irlandesi.

Tsipras, il suo governo e il suo partito sono stati coerenti al mandato del popolo greco, che voleva restare nell’eurozona e non fare un salto nel buio. Con la stessa sensibilità democratica hanno chiesto il 20 di settembre il voto dei Greci, visto che una parte dei deputati di Syriza ha fatto cadere la maggioranza dentro il parlamento. La cosiddetta “piattaforma di sinistra” voleva da Tsipras una specie di colpo di stato per portare il paese fuori dall’eurozona, pretendendo però un finanziamento europeo che altro non sarebbe che il memorandum che denunciano, fatto in euro e pagato con le nuove dracme.

Per Tsipras e Syriza i governi sono votati dal popolo e non si formano dietro le quinte, senza che sia rispettata la scelta dei cittadini. La battaglia per vincere l’austerità e il barbaro neoliberismo eurotedesco continua anche dentro le nuove e difficili condizioni contenute nell’accordo. La loro sfida è di non farlo diventare un cappio che soffocherà ancora di più la società e l’economia greca.

Tsipras si è dimesso, chiedendo la maggioranza assoluta per continuare a trattare nei prossimi due mesi le tante leggi applicative dell’accordo e le relazioni di lavoro, lasciate da parte durante le trattative, con la contrattazione collettiva in prima fila. Syriza e Tsipras puntano poi ad alleggerire il peso del debito, perché grazie all’esempio greco tutti oggi ammettono che il debito greco è insostenibile. Per non parlare dei debiti degli altri paesi in crisi.

Dopo l’accordo di luglio, alcuni in Europa hanno balbettato di una supposta “arma della disobbedienza” contro i diktat europei. Ma il vero disobbediente in questo periodo è stato il governo di Tsipras, che ha votato la legge per affrontare la crisi umanitaria. “Regalando privilegi”, ha commentato sprezzante il ministro delle finanze tedesco: in realtà garantendo l’energia elettrica a 212mila nuclei familiari; creando la “carta sociale” per 349mila persone in modo da assicurarsi che i più deboli abbiano la sufficienza alimentare; e assicurando ad altre 31mila famiglie un tetto sulla testa, grazie a un sostegno economico per pagare l’affitto.

Inoltre il governo di sinistra ha riassunto “gli inutili” e “gli incapaci”, come li ha definiti il nuovo leader della destra (Nuova Democrazia) Meimarakis. Chi sono? Sono le donne delle pulizie del ministero delle finanze, i custodi delle scuole e una buona metà del personale amministrativo delle università, tutti licenziati su indicazione della troika. Nel momento che in Italia si votava la “buona scuola” renziana, Tsipras ha assunto 2.400 insegnati nelle scuole pubbliche e ha preparato il bando di assunzione di 4.000 infermieri e medici negli ospedali pubblici, nei quali ha abolito il ticket, aprendo il sistema nazionale della salute anche ai disoccupati. Poi ha permesso a più di un milione di persone fisiche e a migliaia di imprese di pagare i loro debiti allo Stato in 100 rate, senza multe e interessi, offrendo al tempo stesso la possibilità a decine di migliaia di liberi professionisti di continuare a svolgere la loro attività.

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