Gli sportelli R-esistenti, diffusi sul territorio provinciale e in alcuni quartieri di Torino, sono un embrione per provare a ricostruire una cultura del diritto e del lavoro, venuta meno in questi anni.

La Camera del Lavoro e il Nidil di Torino hanno deciso di investire prioritariamente nel reinsediamento territoriale, con l’obiettivo di includere o re-includere contrattualmente e socialmente il mondo del lavoro, oggi non più inserito nel nostro perimetro di rappresentanza.
La provincia di Torino, per molteplici fattori, è stata sottoposta ad una radicale trasformazione della composizione del lavoro. Alla crisi di sovrapproduzione e mancata redistribuzione del reddito in tutto l’Occidente, si è sommata una riorganizzazione produttiva nel settore “automotive”, che per il nostro territorio ha rappresentato, e rappresenta, una quota importante di lavoro e ricchezza.

Non dobbiamo leggere omogeneamente, e quindi superficialmente, la perdita quantitativa e qualitativa del lavoro. Ogni area del territorio ha una sua particolarità, dovuta alla sua storia produttiva. Ivrea è passata da essere un polo produttivo informatico a un insediamento legato più ai servizi alle imprese (call center, telefonia, software); così come l’area di Collegno, Grugliasco e comuni limitrofi ha subito una trasformazione produttiva importante. Anche la città di Torino ha vissuto una pesante trasformazione, non solo produttiva ma anche urbanistica. Interi quartieri hanno cambiato composizione sociale; si veda, ad esempio, Barriera di Milano, in cui il classico insediamento operaio “fordista” è stato, in buona parte, sostituito da migranti.

Il lavoro e la sua filiera si sono scomposti, rendendo il lavoro disponibile più povero, quantitativamente e qualitativamente. In questo processo anche l’identità dei lavoratori si è radicalmente modificata: la discontinuità del lavoro e la sua intermittenza sono diventate la cifra di esistenze precarie, socialmente ed economicamente, e sempre più parcellizzate. La solitudine è forse l’aspetto che più caratterizza oggi il lavoro. Per ricostruire un’identità collettiva che parta dai diritti del lavoro, dobbiamo intercettare e ripartire dalle necessità dei lavoratori, sia sotto il profilo “lavoristico” che della piena cittadinanza.

In primis, dobbiamo rivendicare la creazione di lavoro attraverso politiche pubbliche che siano orientate principalmente a creare lavoro non sottopagato e tutelato. In questo senso la Camera del Lavoro e i luoghi sindacali possono e devono essere luoghi in cui si sperimenta socialità, cultura dei diritti e del lavoro. Luoghi in cui si provano anche a sperimentare nuove forme mutualistiche, calibrate ed autorganizzate a partire dai bisogni espressi. Luoghi in cui si provano a dare informazioni e risposte, quando possibili, anche ai lavoratori discontinui e a chi il lavoro, suo malgrado, l’ha perso o non l’ha mai trovato. Luoghi dove provare a sperimentare delle risposte che oggi non ci sono.

Gli sportelli R-esistenti, diffusi sul territorio provinciale e in alcuni quartieri della città di Torino, vogliono essere un piccolo embrione per provare a ricostruire una cultura del diritto e del lavoro che in questi anni è venuta meno. L’obiettivo è quello di essere nei territori in cui le trasformazioni urbanistiche e produttive hanno determinato maggiori cambiamenti.

Naturalmente il solo sportello non basta, e non può bastare, se non è inserito in un contesto di cambiamento dell’insediamento e dei luoghi classici del sindacato. Ma da qualche parte bisogna partire: sulla base dell’esperienza concreta, avremo la possibilità di valutare e ricalibrare la nostra azione. Accanto allo sportello, occorre poi ricostruire le “mappe” sociali dei territori e dei quartieri, e porle alla base di una contrattazione sociale che tenga anche conto della composizione e dei bisogni che i lavoratori e i disoccupati di quel territorio esprimono. Il sapere è r-esistenza: diffondiamo il sapere di classe.

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