Riaffermare la centralità delle pensioni pubbliche: risolvere la questione esodati; flessibilità in uscita; garanzia di una pensione adeguata ai lavoratori odierni, a partire dai precari

L’abbiamo ritrovata in televisione qualche settimana fa la dottoressa Fornero, che ancora cercava di spiegare la bontà della sua riforma. Lei pianse in tv, e i pensionati e i lavoratori piansero davanti ai loro televisori o alle pagine dei quotidiani: fu chiaro da subito che quella legge era un disastro, che stiamo pagando pesantemente. Stanno pagando coloro che stavano per raggiungere i requisiti per uscire dal lavoro, e i giovani che hanno visto diminuire la possibilità di entrarci. E la campagna per presentare i pensionati egoisti contro i giovani ha dimostrato tutta la sua scellerata portata demagogica.

La manomissione del sistema pensionistico ha comunque una storia lunga, che è bene non dimenticare. A partire da Amato nel ‘92, a Dini nel ‘95, a Maroni nel 2004 che ha elevato l’età anagrafica per il pensionamento e ridotto le finestre (sul punto a Salvini occorrerebbe fare un corso di recupero). Nel 2007 poi il governo Prodi intervenne con la legge 247, alzando i requisiti per la pensione di anzianità.

Ma torniamo alla riforma Fornero: in quell’occasione anche il sindacato fu coinvolto dal clima di possibile default del nostro paese. Furono fatte tre ore di sciopero. Solo tre. Ora facciamo autocritica, ma la questione è esplosa in tutta la sua gravità. Alcuni mesi fa Cgil, Cisl e Uil, insieme ai sindacati dei pensionati, elaborarono una piattaforma unitaria sul tema previdenziale. Purtroppo quella piattaforma non è mai decollata.
Abbiamo un quadro complessivo sconfortante: riduzione del numero di pensioni dello 0,6% rispetto al 2014; crescita contenuta del valore delle pensioni che si attesta in media a 825.06 euro, contro i 780.14 del 2014. Le pensioni in pagamento sono 18.044.221, di cui solo 14.350.000 derivanti da contributi da lavoro. Nella fascia di pensioni sotto i 1.000 euro lordi, così numerosa, troviamo donne dalla vita lavorativa discontinua, precari, lavoratori e lavoratrici che hanno avuto salari ridotti o vuoti contributivi.

Intanto è uscita la sentenza numero 70 della Corte Costituzionale che ha definito illegittimo il blocco per il 2012-2013 della perequazione delle pensioni. Ne è seguito il decreto 65 del governo che, seppure tempestivo, ha lasciato molto amaro in bocca. La soluzione è parziale e non sufficiente, come hanno affermato i sindacati dei pensionati: non risolve il problema del maltolto dal governo Monti, lascia irrisolto il problema delle pensioni superiori a tre volte il minimo, e soprattutto la somma che va a incrementare la base pensionistica per le perequazioni successive al 2013 è assolutamente insufficiente. In questo modo si va verso un continuo e inarrestabile impoverimento per milioni di anziani.

I sindacati dei pensionati Spi, Fnp e Uilp hanno promosso presìdi a Roma in occasione della discussione in parlamento per la conversione in legge del decreto 65, diventata legge a luglio di quest’anno. Ma nulla è cambiato nella legge. In occasione dei presìdi abbiamo chiesto e ottenuto un tavolo di confronto con il governo, un risultato di grande importanza.
Al governo chiediamo: riduzione della pressione fiscale; equiparazione della no tax area per i pensionati a quella prevista per i lavoratori; estensione della 14/a mensilità per sostenere le pensioni più basse; maggiori finanziamenti per la non autosufficienza; recuperare nel montante base della pensione del 2016 i mancati aumenti determinati dal blocco della Fornero, per impedire il trascinamento della perdita. Inoltre nel 2017 cesseranno gli effetti della legge Letta, e occorrerà una nuova disciplina per la perequazione, che noi chiediamo sia al 100% per le pensioni fino a sette volte il minimo.

Cgil Cisl Uil in queste settimane hanno organizzato presìdi in tutte le città per riaffermare la centralità delle pensioni, per affrontare la questione esodati, per una norma che preveda la flessibilità in uscita, per modifiche sostanziali della Fornero che garantiscano un’adeguata pensione ai lavoratori odierni, a partire da quelli con percorsi lavorativi precari. La legge di stabilità contiene alcune norme su questi temi, a partire dall’intervento sulla no tax area e la non autosufficienza. Sono alcuni nostri obiettivi per i quali ci siamo battuti in questi anni. Dovremo verificare e capire come arriveranno a definizione. Nel frattempo occorre fare assemblee e presìdi, e se le risposte non arriveranno dovremo mettere in campo mobilitazioni adeguate dei lavoratori e dei pensionati.

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