Se Roma è un museo a cielo aperto, la Galleria Borghese è una delle stelle più splendenti. I dati del ministero dei beni culturali sono eloquenti: nel 2013 è stato il nono sito statale più gettonato, con mezzo milione di visitatori (per la precisione 498.477) e un introito lordo di 3.193.708,50 euro. Queste sale raccolgono gioielli incomparabili in quantità e qualità, dalla tele del Caravaggio alle sculture del Bernini, opere del Canova, di Tiziano, Raffaello. La grande bellezza, che va curata, custodita, amata. Un lavoro di concetto, intellettuale, che richiede preparazione e passione. E che, triste ironia della sorte, si trova da qualche tempo a questa parte nell’occhio del ciclone.

Il premier ha accusato i sindacati di “voler prendere in ostaggio la cultura e la bellezza d’Italia”, e l’esecutivo Renzi ha approvato un decreto legge che inserisce i musei nei servizi pubblici essenziali. La custodia rientrava già nei servizi essenziali, ma tant’è: anche l’apertura al pubblico ora dovrebbe essere obbligatoria. “C’è qualcosa di più profondo nell’offensiva del governo”, sottolinea Rosa Lo Nigro, che nella Galleria Borghese lavora da abbastanza anni per conoscere lo stato delle cose nei musei e nei siti archeologici. Per capire cosa c’era dietro le improvvise esplosioni mediatiche della scorsa estate a Pompei, e di qualche settimana fa al Colosseo. Con i lavoratori fatti passare per fannulloni, e con assai presunti scioperi selvaggi che in realtà sono state normali assemblee sindacali, comunicate per tempo e approvate dalle soprintendenze.

“Non ci sono stati scioperi ma regolari assemblee, per discutere di problemi legati alla riforma e per richiedere pagamenti rimasti in sospeso”, precisa Lo Nigro. Salario accessorio e turnazioni (oltre un anno di festivi), che dopo mesi di attesa alla fine sono stati sbloccati, e solo parzialmente pagati. “Lo ripeto: eravamo in assemblea così come prevede il contratto, non c’è stata alcuna forzatura. In precedenza si sono fatte assemblee con analoghe modalità, senza suscitare alcun clamore”. Normale amministrazione insomma. Così come è normale che, per un paio d’ore, i siti rimangano chiusi.

Lo Nigro va dritta al cuore del problema: “Vuoi sapere cosa penso? Che si voglia arrivare alla privatizzazione della nostra figura professionale. Anche il titolone del Giornale dell’arte di ottobre, “Custodi o padroni”, punta a mortificare la categoria per poter selezionare personale più docile”. Ma per custodire e far fruire al meglio i tesori del paese ci vuole esperienza e grande responsabilità. “Se ci sono stati furti solo in casi eccezionali, è stato anche grazie al nostro servizio”. Eppure fra pensionamenti e blocco delle assunzioni i lavoratori sono sempre meno. “Hanno annunciato un nuovo concorso per cinquecento tecnici esperti - continua Lo Nigro - archeologi, storici dell’arte, tutte figure vitali per il settore. Però non si parla di nuove assunzioni nel settore della vigilanza, che è altrettanto importante. E allora viene il dubbio che si voglia svuotarlo, per sostituirlo con servizi di volontariato, con cooperative e società di servizi che non inquadrano contrattualmente i dipendenti”. Perché la crisi, che morde ormai da dieci anni, ha costretto molti giovani ad accettare anche posti di lavoro ‘in grigio’. Questa volta risponde la sindacalista Lo Nigro, delegata della Funzione pubblica Cgil: “Non possiamo accettare che dei lavoratori svolgano una mansione simile alla nostra, però pagati un quarto di noi. Vorremmo che questi giovani, bravi e preparati, fossero assunti dopo un regolare concorso, avessero i nostri diritti e le nostre tutele, che non fossero più ricattabili”.

Una curiosità: Rosa Lo Nigro, in quindici anni di esperienza, è stata anche rappresentante della sicurezza del Polo museale romano, in un periodo in cui fece rumore la notizia di un allarme bomba terroristico a Castel Sant’Angelo. “Ricordo quella giornata. In casi del genere l’importante è evitare il panico. Anche per questo è essenziale la formazione e la presenza di un organico sufficiente a gestire le emergenze”.

Alla Galleria Borghese lavorano in cinquanta, molti di loro si preoccupano di tutelarla da ogni sorta di pericolo, e lavorano per migliorare il servizio al pubblico. L’organico ruota su tre turni, anche notturni. Uno spicchio di paradiso nel cuore di Roma, visitato da milleottocento, duemila persone al giorno. “Ora siamo un po’ preoccupati. Gli arretrati sono stati pagati ma il futuro appare di nuovo incerto, all’insegna della valorizzazione, con la tutela che arretra e sembra perdere importanza. Siamo in attesa. Vogliamo capire”. l

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