La scoperta dell’imbroglio di Volkswagen è stato uno choc per la Germania. Il fatto che un’impresa capitalista manipoli i dati tecnici per fare profitti più alti e in più breve tempo è certamente un crimine e uno scandalo, ma non è così sorprendente, data l’avidità di profitto senza limiti. Il fatto però che proprio Volkswagen, un modello di impresa tedesca, abbia manipolato i test sulle emissioni è uno scandalo particolare, con un’eco devastante nell’opinione pubblica tedesca ed europea. Volkswagen è più di una grande impresa: è la Germania, secondo un esponente politico. Anche se un po’ esagerato, VW più che altre imprese è un simbolo del modello industriale tedesco.

Assieme agli altri gruppi automobilistici, come Daimler e Bmw, Volkswagen rappresenta particolarmente il successo dell’industria tedesca. Altre particolarità caratterizzano il gruppo: il 20% delle azioni di VW è in possesso del Land Bassa Sassonia, e per questo VW viene vista da alcuni come un’impresa pubblica, anche se non lo è. Chi comanda è la famiglia Porsche, i cui litigi e querelle interne hanno creato turbolenze pericolose negli ultimi anni. Eppure l’attuale scandalo viene strumentalizzato da parte delle forze conservatrici per attaccare la legge Volkswagen, e per chiedere una completa privatizzazione.

Quello che caratterizza VW è il fatto che sia un modello esemplare del corporativismo sindacale tedesco. Con un tasso di affiliazione di oltre il 90%, la sindacalizzazione è altissima e l’IG Metall ha un grande influsso sulla politica aziendale e le condizioni di lavoro. Grazie a questa forza sindacale si sono sempre raggiunte soluzioni sociali, anche quando c’erano crisi profonde. Nella grande crisi degli anni ‘90 si sono evitati licenziamenti di massa attraverso un accordo di massiccia riduzione dell’orario. Non c’è dubbio, l’IG Metall gioca un ruolo importante. Questo non riguarda solo le condizioni di lavoro, ma anche la politica imprenditoriale, in particolare gli investimenti.

Come è noto, i sindacati e i rappresentanti dei lavoratori hanno un certo influsso sulla politica dell’impresa attraverso la Mitbestimmung, la rappresentanza nel consiglio di sorveglianza. Ma le scelte strategiche vengono decise da parte del capitale. Questo vale anche per Volkswagen, anche se l’IG Metall presso VW gioca un ruolo superiore che in altre imprese. Per questo l’imbroglio solleva anche questioni che riguardano le relazioni industriali e sociali.

Economicamente la manipolazione è un disastro. VW ha subito un crollo borsistico; e 11 milioni di vetture diesel devono essere richiamate. Si calcola un danno economico fino a 50 miliardi di euro. Può darsi che questa cifra sia esagerata, in ogni caso il danno è enorme. L’immagine di VW è gravemente deteriorata. Questo ha un impatto molto grande sul futuro dell’impresa e sulle condizioni di lavoro. Si parla già di una riduzione degli investimenti, e di una politica molto rigida per ridurre i costi. Come sempre sono in primo luogo i lavoratori a pagare per gli errori del management. E anche i fornitori temono forti perdite.

La frode di Volkswagen è sicuramente un danno per tutta l’industria tedesca e il “made in Germany”. Rivela anche una spaventosa mancanza di controlli, sia da parte dell’impresa che del pubblico. Già da molto tempo c’erano indizi di questa manipolazione, ai quali non si è data attenzione. La colpa non è solo di alcuni manager e tecnici, come si vuole fare intendere. È di tutto il management e anche delle istituzioni di controllo, incluso il consiglio di sorveglianza. Già da molto - e non solo nel caso VW – ci si domanda se i consigli di sorveglianza siano veramente adatti a controllare il management e la politica dell’impresa. Da parte del sindacato è necessario rivedere la politica nei confronti dell’impresa. VW è una roccaforte dell’IG Metall, le conquiste sociali raggiunte sono notevoli. Dall’altro lato, però, c’è una cooperazione troppo stretta tra rappresentanza dei lavoratori, sindacato e management. Questa vicinanza da parte del lavoro ha contribuito a creare una cultura di subalternità verso il management. E’ necessario che la parte lavoro – rappresentanza aziendale e sindacato - si richiami agli interessi divergenti tra capitale e lavoro. Sindacato e rappresentanze aziendali devono essere più critici nei confronti dell’impresa, anche per quanto riguarda le conseguenze delle attività imprenditoriali per la società. È ora di voltare pagina.

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