non possiamo lasciare alla Lega il pallino della modifica della legge Fornero. Dare forza di contenuti e mobilitazione alla piattaforma su previdenza e fisco

Pubblicato su Sinistra Sindacale 01 del 20 aprile 2015

 

Quant’è bella giovinezza che si fugge tuttavia! Chi vuol esser lieto sia, del doman non c’è certezza. La citazione di Lorenzo il Magnifico si adatta perfettamente alla tematica previdenziale, soprattutto per quanto riguarda il futuro pensionistico delle giovani generazioni. Un futuro già fortemente compromesso dalla riforma Dini del 1995, con il passaggio dal sistema retributivo a quello contributivo per il calcolo della pensione. Ideato per mettere in sicurezza il sistema previdenziale, costringerà i futuri pensionati a vivere con un assegno pensionistico di poco superiore al 50% dell’ultima retribuzione sempre che si sia avuta la fortuna di un percorso lavorativo stabile per almeno 40 anni. Consapevoli di questa riduzione è stata introdotta la previdenza complementare negoziale, che avrebbe potuto in qualche modo alleggerire la perdita del diverso sistema di calcolo, e per favorirne lo sviluppo, una tassazione agevolata dell’11% sui rendimenti per i fondi negoziali del settore privato.

Il calcolo della pensione con il sistema contributivo di per sé contiene un principio corretto: la mia pensione è in diretta relazione con in contributi che verso nel corso della vita lavorativa. Ma non funziona il meccanismo di rivalutazione del montante versato perché dipende in modo molto rigido dall’andamento del Pil e dall’inflazione. In un periodo di scarsa crescita e di deflazione, come l’attuale, il mio importo pensionistico è destinato a essere fortemente ridimensionato. Quasi ogni governo ha utilizzato le previdenza come una sorta di bancomat utile per sanare il disavanzo pubblico, senza mai intervenire sulle casse professionali, vedi quella dei dirigenti, che hanno riversato il loro deficit all’interno del bilancio dell’Inps. Deficit cresciuto in modo esponenziale con l’unificazione Inpdap-Inps che ha trasferito nelle casse di quest’ultimo un disavanzo enorme, la cui responsabilità dipende esclusivamente dall’evasione contributiva del datore di lavoro dei pubblici dipendenti: lo Stato.

L’ultima controriforma del sistema previdenziale, quella Monti/Fornero, ha provocato una serie di disastri di cui hanno fatto le spese in molti: dai lavoratori esodati a coloro che si sono visti spostare sempre più in l’età di pensionamento, con la necessità di rivedere i propri progetti di vita. L’innalzamento dell’età pensionabile, oltre a bloccare l’accesso al lavoro dei giovani, non consentirà loro di sapere a quale età e con quanti anni di lavoro potranno andare in pensione, a causa del continuo innalzamento dei requisiti legati all’incremento dell’aspettativa di vita. Anche i pensionati non sono stati risparmiati e si sono visti bloccare e modificare a più riprese il meccanismo di rivalutazione dell’assegno pensionistico. Nel periodo 2012-15 hanno subito una perdita media annua di circa 1.800 euro che non sarà più recuperata e continuerà ad operare per tutta la vita, anche se dal 2016 si dovesse tornare al meccanismo di rivalutazione vigente nel 2011. Una patrimoniale i governi l’hanno fatta: quella sulle pensioni in essere!

A tutto questo dobbiamo, infine, aggiungere che il meccanismo della tassazione delle pensioni è estremamente punitivo e forse non ha eguali in Europa. Il governo attuale non sembra intenzionato a porre rimedio ad una situazione che è francamente insostenibile, e fino ad ora la proposta di favorire le uscite prima dell’età di pensionamento prevista è ferma all’annuncio, mentre si è immediatamente realizzato l’incremento della tassazione delle rendite dei fondi pensione. Con l’entrata in vigore della Legge di stabilità 2015, l’imposta applicata ai rendimenti dei Fondi pensione è passata dall’11,5% al 20%. Renzi ha dichiarato che non capiva le proteste del sindacato, che da anni chiedeva una patrimoniale sulle rendite. Il risparmio a fini previdenziali non può essere equiparato a una rendita finanziaria: i lavoratori che hanno aderito ad un fondo pensione non possono essere equiparati a speculatori finanziari!

Di fronte a una situazione del genere non possiamo lasciare in mano alla Lega di Salvini il pallino della modifica della legge Fornero: è necessario riprendere e dare forza alla piattaforma su Fisco e Previdenza, magari rendendola più robusta con nuove proposte, sostenute anche da un percorso di mobilitazione. l

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