Il Direttivo nazionale CGIL ha approvato il 6 novembre un documento e un ordine del giorno di netto giudizio critico sulla legge di stabilità, sbilanciata verso le imprese a scapito dei diritti dei lavoratori, dei pensionati e dei cittadini. Oltre ad essere in continuità con le politiche economiche e sociali del passato, non è espansiva, né all’altezza della crisi e di una disoccupazione giovanile ormai a livelli di guardia.
Iniqua sul piano redistributivo e fiscale, non crea lavoro e, come il Jobs Act, aumenta le diseguaglianze tagliando i servizi e lo stato sociale. Il governo si conferma classista scegliendo di stare con l’impresa, contro le organizzazioni di rappresentanza generale del mondo del lavoro. In particolare contro la CGIL, cui disconosce ruolo e funzione, attaccando, non a caso, Caaf e patronati in quanto servizi sociali di tutela di lavoratori e pensionati. Una legge monca che non prevede le risorse per il rinnovo dei contratti nel settore pubblico né per un intervento strutturale sul sistema previdenziale che, se non verrà radicalmente cambiato a partire dalla “Fornero”, creerà ancor più sconquassi nel mondo del lavoro e in particolare nei diritti delle nuove generazioni.

Inoltre, nel documento approvato, la CGIL indica il programma, le iniziative e le mobilitazioni dei prossimi mesi.
La prima sfida confederale e delle categorie è il rinnovo dei contratti dei vari settori, pubblici e privati, insieme alla difesa e alla conquista di un modello contrattuale e di relazioni alternativi al progetto del padronato e del governo teso a scardinare il sistema su due livelli, con lo snaturamento e lo svuotamento del CCNL.

La seconda sfida è costruire una mobilitazione generale e intergenerazionale, non estemporanea, su pensioni e sistema previdenziale.
La terza è realizzare una reale consultazione straordinaria per ascoltare i nostri iscritti sull’insieme dei loro problemi, e per approvare i contenuti dello “Statuto delle lavoratrici e dei lavoratori”, la nuova carta universale dei diritti che diverrà proposta di legge con una raccolta di firme, accompagnata da una possibile azione referendaria, così come previsto nel CD del 18 febbraio.

Infine c’è una sfida che riguarda tutti noi: senza rimuovere le difficoltà e i possibili pericoli, dovremmo con maggior coerenza superare le burocratizzazioni, i ritardi e le divisioni che sono stati il piombo nelle ali della confederazione e tra le ragioni della distanza tra quanto scriviamo e quanto realizziamo. Oggi non ci è più concesso, pena pagare il prezzo di un’ulteriore perdita di credibilità, di efficacia e di rappresentanza.

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