La manifestazione nazionale del 28 novembre a Roma, che abbiamo indetto unitariamente con gli altri sindacati, ha l’obiettivo di riconquistare il rinnovo dei contratti nei settori pubblici, un diritto sancito dalla Costituzione come hanno ribadito recenti sentenze della Corte costituzionale e del tribunale di Roma che invitano il Governo a reperire adeguate risorse per permettere il recupero del potere di acquisto dei salari falcidiati dal blocco dei contratti.

Siamo convinti che un sistema di regole chiare ed esigibili con la pratica di corrette relazioni sindacali aiuti a rinsaldare il patto con il paese per un’istruzione e formazione di qualità, a migliorare l’organizzazione del lavoro (con il contributo delle Rsu) e a garantire la dinamica delle retribuzioni e la valorizzazione professionale.

La legge di stabilità va purtroppo in un’altra direzione. Non ci sono risorse adeguate per il rinnovo dei contratti pubblici e si reitera il tentativo di depotenziare il CCNL rispetto al trattamento salariale e alla regolazione dei rapporti di lavoro. Il blocco della contrattazione decentrata è un ulteriore danno per i lavoratori che penalizza le stesse amministrazioni impegnate in seri processi di ristrutturazione e innovazione.

Del resto il segno politico di questa proposta di legge è inequivocabile: si privilegiano gli interessi dei ceti sociali più forti a scapito dell’occupazione, della redistribuzione della ricchezza, del welfare (continuando a tagliare sul sistema sanitario pubblico) e non si prevede alcun intervento, nonostante le proposte avanzate solo pochi mesi fa, per modificare radicalmente la Legge Fornero e per incentivare l’occupazione giovanile.
Senza nessuna discontinuità con le politiche attuate dai governi precedenti continua il definanziamento dei settori della conoscenza per affermare un modello di società e di economia che allarga le disuguaglianze sociali e riduce i diritti, mortifica le competenze e inibisce le innovazioni. Si trovano le risorse per le imprese, per le scuole private, ma si negano investimenti per il diritto allo studio. In un quadro generale di “abbandono” del sud del paese manca un progetto per innalzare la qualità dei sistemi formativi e educativi, non ci sono risposte per le emergenze dell’università e mancano investimenti e infrastrutture per rilanciare la ricerca.

In questo contesto continuano, programmate unitariamente dal mondo della scuola (Flc Cgil, Cisl e Uil scuola, Gilda e Snals) le iniziative di lotta e di contrasto contro l’applicazione della legge 107/15. Iniziative che intendono contrastare, sopratutto, le misure lesive della libertà di insegnamento e quelle che stravolgono l’autonomia delle scuole e che propongono una gestione autoritaria e antidemocratica come si può facilmente verificare con le “nuove” modalità di attribuzione del “bonus” e con la procedura prevista per la chiamata diretta dei docenti da parte dei Presidi “manager”. Non dimentichiamo, inoltre, che, nonostante le recenti stabilizzazioni, c’è una parte consistente di docenti e Ata che è rimasto escluso dai provvedimenti del governo, in barba alla sentenza della Corte di giustizia europea.

Continueremo a difendere la scuola della Repubblica su tutti i fronti e con tutti gli strumenti democratici che abbiamo a disposizione a cominciare dal contenzioso giuridico e con la raccolta di firme per arrivare al referendum abrogativo delle partì più insidiose della legge 107 e intendiamo continuare a sostenere, in tutto il paese, le nostre proposte per un sistema educativo moderno e democratico, per aumentare l’obbligo scolastico e inserire nei percorsi di istruzione la scuola dell’infanzia che va generalizzata.

Oggi siamo ancora più determinati perchè serve dare una risposta forte e decisa contro la violenza e il terrorismo con la forza della democrazia, con la politica che deve sconfiggere le disuguaglianze e la povertà, con la riaffermazione dei principi costituzionali e con una scuola laica e democratica di qualità.

Coerenti con questi principi continueremo le nostre lotte unitariamente nelle scuole e nel paese con le Rsu, i lavoratori della conoscenza, genitori e studenti per ridare senso e valore al lavoro nei nostri comparti e affermare un’effettiva centralità della conoscenza per garantire prima di tutto alle nuove generazioni un futuro di consapevolezza democratica di cittadinanza, di inclusione e dignità sociale.

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