Contratto chimici: incidente di percorso per Confindustria

Il contratto nazionale chimico-farmaceutico, siglato lo scorso15 ottobre, non è certo un contratto che si contraddistingue per il suo valore economico. Del resto sapevamo già che l’handicap gravante su questa stagione contrattuale, ovvero il tema inedito della restituzione dello scostamento fra inflazione prevista e reale legata agli scorsi rinnovi, avrebbe pesato fortemente sul risultato salariale. Nonostante questo, i 90 euro di incremento nel triennio sono da considerare insufficienti se paragonati allo storico degli incrementi ottenuti in questo settore. Ma se si contestualizzano alla fase odierna di stagnazione economica sono un risultato assolutamente dignitoso. Il vero valore aggiunto però è un valore politico-sindacale, ed è così che andrebbe analizzato.

La maggioranza di Confindustria e lo stesso governo tifavano affinchè non si arrivasse a un’intesa. Confindustria puntava a smantellare il contratto nazionale attraverso una moratoria prima, e poi con il tentativo di legare gli incrementi salariali a parametri aziendali a raggiungimento di obiettivi, quindi a consuntivo. Il governo, dal canto suo, attendeva di infliggere il colpo finale al sindacato inserendo il salario minimo legale, che nei fatti avrebbe ucciso qualsiasi discussione sulla valenza dei contratti stessi, oltre al diritto di sciopero e a una legge sulla rappresentanza.

La discussione sulla riforma del modello contrattuale fra le confederazioni appena abbozzata, e la scelta del Direttivo nazionale della Cgil di provare comunque nelle categorie ad affrontare i rinnovi, pur in assenza di un modello condiviso, portava con sé il rischio che i nuovi contratti aprissero la strada, di fatto, ad un nuovo modello. Il contratto chimico-farmaceutico è riuscito ad evitare che ciò avvenisse: si sono salvaguardati i minimi contrattuali, e il doppio livello di contrattazione.

La categoria, in assenza di un nuovo accordo confederale, ha scelto di continuare a legare all’inflazione gli incrementi salariali sui minimi. Si può discutere se in un contesto come quello odierno sia questa la scelta giusta: noi abbiamo scommesso sulla ripresa di questo paese. L’introduzione di verifiche annuali degli scostamenti, in caso di percentuali che continueranno ad avere segno negativo, ci consentirà di correggere senza troppi traumi durante la vigenza lo scostamento. Così come avverrà in caso di segno positivo, come ci si augura. E’ un meccanismo che richiama un principio di scala mobile, anche se il paragone è un po’ forzato.

La sigla di questo accordo ha fatto discutere in casa nostra. Ma, per la prima volta, le maggiori fibrillazioni si sono registrate proprio all’interno delle associazioni datoriali, con le dimissioni del vicepresidente di Confindustria - poi smentite da una richiesta di chiarimento interno - e segnando rotture nette tra gli imprenditori. Essere riusciti a mettere qualche granello di sabbia negli ingranaggi della macchina demolitrice, guidata dall’asse Confindustria-governo, ha aiutato tutte le categorie, compresa la nostra, con gli altri 29 tavoli che si apriranno, sbloccando la fase di stallo dei rinnovi.

Se qualche accusa si può muovere a questo contratto, penso debba arrivare sul versante strategico. La nostra organizzazione ha fatto dell’inclusività il tema centrale dell’ultimo congresso e della conferenza di organizzazione appena conclusa. Dobbiamo dirci con franchezza che l’argomento non sfiora nemmeno il contratto, così come il contrasto al jobs act. L’idea che, attraverso la contrattazione, si doveva trovare il modo per raddrizzare lo scempio delle norme sul lavoro introdotte dal governo, non è attuabile. Il contratto tenta di arginare il tema dei licenziamenti illegittimi sancendo la validità del codice disciplinare, che ribadisce una proporzionalità tra contestazione e sanzione, ma è l’unico punto segnato sul tema. Questo, però, non è un problema del contratto chimico, è un problema di strategia generale della nostra organizzazione, e nell’ultimo Direttivo nazionale si è tracciata una nuova via.

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