Il gennaio orribile delle borse del pianeta, e le previsioni del Fondo monetario limate al ribasso sulla crescita dell’economia reale, sono due segnali che l’Europa di Spinelli, di Adenauer e De Gasperi, di Mitterrand (e Delors) e perfino di Kohl non avrebbero sottovalutato.

uanta differenza fra gli statisti che misero le fondamenta dell’Unione europea, e i loro cocciuti eredi che non vogliono cambiare le fallimentari politiche economico monetarie degli ultimi vent’anni. Ora Mario Draghi, governatore della Bce, annuncia una nuova politica monetaria. Ma, osserva Danilo Barbi, il malato è agonizzante: “Finora le cure sono state sbagliate – denuncia il segretario macroeconomico Cgil - e anche questo intervento è di difesa, non una soluzione.

L’Europa resta malata”. E tale resterà fin quando andrà avanti la cosiddetta “austerità flessibile”, e si sceglierà di fare crescita solo con le esportazioni. Che sono sempre più basse, visti i parametri mondiali, e che certo non compensano la riduzione di domanda interna e il conseguente aumento, ormai strutturale, della disoccupazione. L’esatto contrario di quanto servirebbe, gli Usa di Obama insegnano. Ma la grande coalizione popolari-socialisti non ci sente.

E in Italia? “Anche qui – osserva Barbi - non si vuol fare una politica alternativa. Ci vuole una politica espansiva, e non si può fare solo con gli sconti alle imprese”. Politiche pubbliche, per il lavoro, sarebbero un toccasana. Ma né il Pd, né i suoi alleati, ci sentono. Come l’Ue.

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