La lotta dei lavoratori contro il piano di smantellamento che ha gravi conseguenze per l’occupazione e la politica industriale italiana.

Eni, con continui annunci del suo amministratore delegato, persegue un piano industriale che si caratterizza per un ridimensionamento del perimetro delle attività industriali, di ingegneria e commerciali. I sindacati hanno posto da subito al centro alla discussione le profonde preoccupazioni e la contrarietà circa la decisione dell’ Eni di procedere verso uno smembramento del gruppo, con la vendita di Versalis, la diminuzione della sua partecipazione azionaria in Saipem, e la cessione delle attività commerciali attraverso la separazione del cosiddetto mercato retail, destinandolo ad una successiva cessione a terzi.

In particolare, l’ipotesi di vendita di Versalis, la più grande azienda chimica italiana, ad un fondo finanziario americano che, rispetto al suo capitale sociale, non sarebbe neanche in grado di garantire gli investimenti previsti dall’ultimo piano industriale Eni, può rappresentare un danno al sistema paese. Così come è sbagliata la decisione di abbandonare la ricerca sulla chimica verde, creando la mancanza di una prospettiva certa e chiara per il gruppo.

Questi orientamenti del gruppo Eni, se confermati, metterebbero in seria discussione le attività industriali esistenti e gli investimenti precedentemente previsti, con conseguenze sulla tenuta occupazionale degli addetti del gruppo e dell’indotto, e con inevitabili riflessi nei territori interessati dai siti produttivi e di ricerca. Basti pensare ai riflessi su Gela, Marghera, Porto Torres, solo per citare alcuni esempi, se vengono meno gli investimenti che sono stati alla base di importanti, e non concluse, vertenze territoriali.

Il perseguimento da parte dell’Eni di un piano industriale focalizzato sul ridimensionamento, rappresenta il disimpegno della più grande multinazionale italiana circa la possibilità di una prospettiva di uscita dal lungo ciclo della crisi economica, attraverso politiche industriali di sviluppo. Filctem Cgil, Femca Cisl e Uiltec Uil, con il sostegno delle rispettive confederazioni, hanno deciso di aprire una fase vertenziale nei confronti del gruppo Eni, per contrastare il dispiegarsi di un piano industriale che, secondo lavoratori e sindacati, non corrisponde agli interessi del sistema paese.

Ad oggi anche gli incontri presso il ministero dello Sviluppo economico non hanno sortito l’effetto di orientare diversamente il piano industriale dell’Eni. Continua, di conseguenza la mobilitazione delle lavoratrici e dei lavoratori. Dopo lo sciopero generale di otto ore del gruppo Eni il 20 gennaio, con manifestazioni e presidi territoriali è previsto un ulteriore sciopero a febbraio, con una manifestazione nazionale.

©2019 Sinistra Sindacale Cgil. Tutti i diritti riservati. Realizzazione: mirko bozzato

Search