Il libro di Giancarlo Straini “Il domani incerto del sindacato: fenomenologia della Cgil tra autoreferenzialità e pedagogia” (Armando, 2015) è un saggio approfondito, e appassionato, con un apparato critico di grande rilievo.

Sono in debito da alcuni mesi con la redazione di Sinistra Sindacale. Dopo aver letto il libro di Giancarlo Straini, avevo promesso a Giacinto Botti di scriverne una recensione, perché ambedue lo abbiamo considerato un testo prezioso e utile, un’opera di qualità che non solo rende onore a Giancarlo, ma anche a un patrimonio di idee, ad una storia di cui facciamo parte tutti noi, e con la quale l’autore stesso comincia “a fare i conti”.

Straini è un compagno che si è avvicinato al sindacato da operaio negli anni settanta, che è diventato sindacalista a tempo pieno nel 1991, come dirigente espresso dalla minoranza congressuale di Essere Sindacato, e che della sinistra sindacale è sempre stato un esponente di rilievo, partecipando alla nascita di Lavoro Società. La sua formazione, come quella di tanti militanti della nostra generazione, è stata allo stesso tempo sindacale e politica così come la militanza, fin quando è stato possibile.

Se il titolo del suo libro (“Il domani incerto del sindacato: fenomenologia della Cgil tra autoreferenzialità e pedagogia”, Armando editore, 2015) vi spaventa, fate bene: non è un testo divulgativo, è un lavoro che richiede attenzione da parte del lettore, ricco di riferimenti multidisciplinari, accompagnato da un apparato critico di rilievo e con alle spalle una corposa bibliografia.

Il libro riflette la voglia di capire, attraverso la disamina di ciò che è successo e l’analisi del passato e del presente attraverso un approccio scientifico, sociologico e multidisciplinare, cosa avviene nella società e nel sindacato, nella Cgil in particolare, facendo un bilancio dell’esperienza complessiva, e non solo di quella della sinistra sindacale o della componente radicale della sinistra politica.

Straini descrive e motiva scientificamente il metodo che ha seguito, accompagnandoti pagina dopo pagina a porti gli interrogativi che anch’egli si pone, a socializzarli con te, approssimandosi al cuore della questione, che pure è dichiarato: “Come sarà il sindacato nei prossimi anni? La Cgil sarà marginalizzata, o riuscirà a mobilitare i lavoratori, a mantenerne la rappresentanza, e a tutelarne gli interessi?”.

Al pari, nella quarta di copertina il curatore editoriale richiama la questione che rende spesso impotenti e disarmati i compagni e le compagne militanti del sindacato: “L’ideologia liberista ha conquistato il mondo e lo ha ‘rieducato’ alle disuguaglianze; è penetrata molecolarmente anche in chi continua a contrastarla, come la Cgil, deformandone le pratiche con la diffusione della autoreferenzialità”.

Mentre scrivo, mi accorgo che qualcuno potrebbe pensare, per le citazioni dall’incipit e dalla copertina, che questa recensione sia una “marchetta”, scritta come spesso capita senza aver letto il libro. Non è così: la scelta delle citazioni è per spingere alla lettura. Come in certi romanzi, la lettura ti conquista pagina dopo pagina. Dopo che hai superato lo scoglio iniziale, e mentre vai avanti, ti accorgi che i problemi che tante volte ti poni nel lavoro quotidiano, o quando hai un attimo di respiro per fare un bilancio, possono essere inquadrati e analizzati in un modo che ti aiuta nel lavoro stesso che devi compiere, rendendogli senso e prospettiva.

“Il domani incerto del sindacato” dovrebbe far parte dei libri di testo di ogni corso di formazione sindacale di livello intermedio. Dopo averlo letto, il mio bagaglio culturale e politico è più solido. Ho modificato in parte il mio approccio. E, cosa che per me conta, e che forse Straini non avrà neppure considerato, il libro ha rafforzato il valore ideologico della mia scelta militante.

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