Dalle elezioni del 20 dicembre è emersa la fine del bipartitismo, e la possibilità di un profondo cambiamento politico e istituzionale.

Più o meno un anno fa ho scritto un articolo per Sinistra Sindacale sulla vittoria elettorale della convergenza di sinistra alternativa nelle elezioni municipali catalane e spagnole, con per titolo “La grande speranza”. Un anno dopo, è una grande soddisfazione poter dire che la speranza inizia ad essere una realtà: ora stiamo assistendo alla sostituzione delle forze disumane e antisociali del bipartititsmo neoliberista con nuovi attori politici, che hanno l’obiettivo di cambiare la società attraverso una rottura democratica, aspirando ad un proceso costituente per un cambiamento che rigeneri la politica e le istituzioni.

Nell’insieme dello stato spagnolo, il bipartitismo ha sofferto una forte caduta e comincia a sgretolarsi, anche se continua a resistere in alcuni dei suoi feudi tradizionali. Entriamo in un periodo di transizione verso un nuovo sistema di partiti più aperto e plurale, con un presente caratterizzato dall’instabilità e dalle difficoltà a formare un governo. Uno stato di cose che potrebbe caratterizzare questa legislatura per la sua brevità.

Il Partito popolare (Pp) ha vinto le elezioni in voti e seggi, è la prima forza nel Congresso (123 seggi, ne aveva 186 nel 2011) e nel Senato (124 seggi, nel 2011 erano 136). Il Psoe ha fallito il suo obiettivo di superare il Pp di Rajoy, è ha vinto solo in Andalusia e Estremadura. Podemos ha fatto irruzione nel Congresso come terza forza per seggi (42) e ha conquistato 9 senatori, con una chiara tendenza di crescita durante la campagna elettorale.

Inoltre En Comù Podem è la prima forza politica in Catalogna, dove per la prima volta una forza di trasformazione vince le elezioni, con 12 deputati e 3 senatori. Una candidatura di unità popolare, sorella di quella creata per le elezioni municipali, unificante tutte le organizzazioni della sinistra di cambiamento, che ha costruito in poco tempo la visione necessaria affinché quasi un milione di elettori avessero fiducia che le nostre proposte di cambiamento sociale, democratico e nazionale possano migliorare la vita delle classi popolari di questo paese.

Le confluenze En marea (Galizia) e Compromis – Podemos (Valencia) hanno anch’esse ottenuto risultati notevoli, affermandosi come seconda forza nelle loro comunità. Infine Izquierda unida è la sesta forza in voti per il Congresso, ma ottiene solo 2 deputati, risultando la più penalizzata dalla legge elettorale.

Le allenze hanno mostrato la loro potenzialità come strumento elettorale, hanno reso evidente l’effetto moltiplicatore della somma di persone e organizzazioni in un progetto comune vincente, con forte guida sociale e partecipativa. Il risultato dell’unità è indiscutibile e segna, senza dubbio, il cammino da seguire sia in Catalogna come nell’insieme dello Stato.

Nel Congresso ci sono forze progressiste e democratiche sufficienti per uno scenario di cambiamento, a patto che ci sia una reale volontà di confronto. Il Psoe deve decidere se optare a puntellare un regime iniquo, e che non ha alcuna capacità di inclusione nei confronti della plurinazionalità della Spagna, o se, come ha sostenuto nella campagna elettorale, posizionarsi per un governo progressista che riduca le diseguaglianze sociali, ponga fine alla precarietà del lavoro, combatta la corruzione, e appronti una riforma radicale dell’ordine costituzionale, che consenta un nuovo incastro democratico delle nazioni nello stato spagnolo.

Si può costruire una maggioranza intorno a questi obiettivi con la possibilità di condizionare l’agenda politica spagnola: è necessario aproffittare dell’opportunita di sfrattare Rajoy e il Pp dalla Moncloa, e aprire una nuova fase che ponga le persone e le loro necessità al centro dello scenario politico. Il Psoe deve decidere: cambiamento o chiusura. Sapendo che le paratie dell’attuale sistema politico sono rimaste seriamente danneggiate il 20 dicembre e che, al di là delle manovre parlamentari, l’onda del cambiamento non si ferma. Se i socialisti non vi confluiranno ne saranno inghiottiti, come è successo ai loro soci greci del Pasok scesi a patti con Nea Democratia.

A proposito di Grecia, anche il risultato delle elezioni spagnole ha una dimensione europea. Immediatamente diversi settori di potere, con la Commissione europea in testa, hanno fatto appello ad un patto in stile continentale fra Pp, Psoe e Ciudadanos, coscienti che il futuro governo spagnolo è un altro punto chiave delle politica europea e può andare verso la sinistra del sud Europa. Per mettere in discussione le politiche di austerità, e le posizioni conservatrici favorevoli alla Germania.

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