Con una soluzione “all’italiana”, il nuovo Ispettorato non assorbe ancora tutte le competenze, e parte con una disparità retributiva fra lavoratori di pari mansioni e responsabilità.

Tra i vari decreti recentemente emanati dal governo nell’ambito della riforma del mercato (jobs act) il decreto legislativo 149 del 14 settembre 2015, dedicato alla razionalizzazione e semplificazione dell’attività ispettiva in materia di lavoro e legislazione sociale, ha istituito l’Ispettorato nazionale del lavoro.

Come è noto, attualmente l’ispezione sul lavoro è svolta da più soggetti (anzitutto Ministero del lavoro, Inps e Inail), con ambiti di competenza spesso sovrapposti fra loro. Questo ha determinato diversi tipi di inefficienze, che la riforma si è ripromessa di eliminare.

Rispetto alle diverse soluzioni organizzative possibili – che andavano dal mero coordinamento di tutte le strutture esistenti al loro accorpamento in un unico soggetto – si è scelta una soluzione di compromesso, forse un po’ troppo “all’italiana”. Difatti, con la nascita dell’Ispettorato nazionale, Inps e Inail non perderanno i loro servizi ispettivi, pur non potendo più bandire concorsi per quel profilo professionale che diventa, da ora in poi, prerogativa esclusiva del nuovo soggetto. Gli ispettori dei due istituti saranno dunque posti in un ruolo ad esaurimento: ciò implica che l’Ispettorato diventerà realmente unico fra molti anni (circa 25-30), quando gli ultimi ispettori Inps e Inail andranno in pensione.

Un altro rilevante problema che il decreto ha deciso di non sciogliere riguarda la differenza retributiva fra i lavoratori coinvolti. Se da un lato il personale ispettivo Inps e Inail, mantenendo il rapporto di lavoro alle dipendenze degli enti di provenienza, continuerà a beneficiare, giustamente e legittimamente, del trattamento economico fin qui goduto, dall’altro i loro omologhi, che dipenderanno direttamente dall’Ispettorato, continueranno a ricevere un trattamento economico inferiore.

Nel suo parere al provvedimento, la commissione lavoro della Camera dei deputati aveva proposto l’avvio di un processo di armonizzazione dei livelli retributivi fra il personale dell’Ispettorato e il corrispondente personale dell’Inps e dell’Inail, anche considerando che il Ccnl del comparto ministeriale prevede trattamenti inferiori rispetto a quelli riconosciuti dai due istituti. Ma il governo ha scelto di non dar seguito a questa proposta perequativa. Sarà necessaria una battaglia di rivendicazione sindacale, per evitare che lavoratori chiamati a svolgere lo stesso tipo di attività e con pari responsabilità ricevano retribuzioni sostanzialmente differenti.

La vigilanza che l’Ispettorato nazionale sarà chiamato a svolgere riguarderà tutti gli aspetti giuslavoristici del rapporto di lavoro: accertamento sul lavoro nero o sul mancato versamento di contributi o premi assicurativi; verifica sul rispetto delle norme in materia di orario di lavoro (anche nei trasporti su strada), e sulla genuinità dei contratti instaurati (ad esempio sulle false partite Iva che consentono all’azienda di scaricare la maggior parte dei costi sul finto lavoratore autonomo). La vigilanza su sicurezza e salute resta al momento limitata al pur rilevante ambito dell’edilizia, continuando ad essere competenza delle Asl negli altri settori produttivi.
Si deve comunque segnalare che la riforma costituzionale attualmente all’esame del parlamento prevede il rientro allo Stato delle competenze in materia di salute e sicurezza sul lavoro. Questo può far prefigurare un ulteriore ampliamento di competenze in favore dell’Ispettorato, che potrebbe così diventare l’unico soggetto deputato a vigilare su tutti gli aspetti del rapporto di lavoro, con benefici per lavoratori e sindacati, che avrebbero un unico soggetto pubblico – dunque terzo – cui fare riferimento e a cui segnalare irregolarità.

Importante sarà non solo il contenitore, quindi, ma anche e soprattutto il contenuto, in altre parole una struttura in grado di garantire piena e completa tutela ai lavoratori e alle lavoratrici.

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