“L’austerità va praticata nelle fasi di espansione, non in quelle di crisi”. Il monito di John Maynard Keynes è stato raccolto in questi ultimi otto anni dagli Usa e dal Regno Unito, per non dire del Giappone. Fino ad oggi la storia non ha mai smentito questa regola elementare, ricorda Luigi Pandolfi sulle colonne del quotidiano “il manifesto”. Eppure l’Unione europea continua ad andare in direzione ostinata e contraria. Gettandosi, senza essere spinta, nel burrone della deflazione.

Danilo Barbi non usa giri di parole: “Le ultime misure della Bce dimostrano che la situazione dell’economia europea sta peggiorando. E che, nonostante i precedenti stimoli monetari, il mostro della deflazione si sta rafforzando”. Il segretario macroeconomico della Cgil si riferisce al “quantitative easing”, portato dalla Bce di Mario Draghi da 60 ad 80 miliardi mensili per l’acquisto di titoli di Stato e altri asset finanziari in pancia alle banche, con l’obiettivo finale di far ripartire l’economia reale stimolando il credito alle imprese. Ma Barbi osserva che il bicchiere resterà quasi vuoto: “La Bce riuscirà a frenare l’ulteriore peggioramento della situazione. Ma le sue misure non saranno sufficienti a una vera ripresa, e non favoriranno l’aumento dell’occupazione”.

Troppo pessimista? Neanche un po’, se è vero che la Commissione europea ha chiesto all’Italia di trovare 3-4 miliardi di euro per correggere dello 0,3% l’andamento tendenziale del disavanzo pubblico, peraltro già al di sotto del 3% delle regole (folli) di Maastricht. Altro che investimenti pubblici, che potrebbero - forse - attivare anche quelli privati.

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