Difficilissimo scrivere di Ezio Dardanelli in momenti così vicini al giorno della sua commemorazione, anche perché nessuno di noi ha mai, nemmeno lontanamente, immaginato di doverlo commemorare. Oggi, Ezio lascia il vuoto enorme, emotivo, affettivo, di una morte assolutamente prematura e inaspettata.

Domani Ezio, lascerà un vuoto quasi altrettanto grande, per la sua “assenza” sindacale. Anche in virtù della sua lunga e appassionata militanza e direzione nel sindacato: fino al 1991 segretario del coordinamento nazionale Fisac Cgil della Banca Commerciale Italiana; quindi segretario regionale della Fisac Lombardia; dal 1996 segretario della Fisac di Milano, per approdare nel 2000 alla segreteria nazionale, dove ha anche coordinato Lavoro Società della categoria. Dal 2008 è stato segretario generale della Fisac Lombardia, e dal 2014 era segretario dello Spi di Milano.

Oggi piangiamo l’amico, il compagno, l’uomo; domani toccheremo con mano la perdita, il venir meno di una grandissima persona con una immensa carica umana, ma anche con le grandi doti del bravo sindacalista. Grandi capacità di contrattazione con le controparti e di mediazione con le altre sigle, dimostrate in anni e anni di contrattazione ad alto livello nella categoria del credito, e negli anni a cavallo del 2000, i peggiori dal punto di vista occupazionale con migliaia di esuberi.

Grande disponibilità all’ascolto e al dialogo, seppur nella determinazione e caparbietà di un carattere tutt’altro che remissivo. Tutte doti che, insieme all’intuito e all’intelligenza politica, ne facevano il punto di riferimento per gli altri compagni, sia per quelli di Lavoro e Società a lui più vicini, sia per quelli della maggioranza di cui faceva parte, e sicuramente anche per chi, pur essendo minoranza od opposizione, aveva di lui il massimo rispetto.

Come si diceva una volta: era uno che quando interveniva dava la linea. I suoi interventi erano per tutti lo stimolo a entrare nel merito delle questioni poste, e a confrontarsi o scontrarsi per poi trovare sintesi. Un’altra dote non scontata era quella di saper parlare ai lavoratori, e lo faceva sia nelle assemblee, diretto nella comunicazione e chiaro nell’esposizione, sia nel contatto ravvicinato con il singolo lavoratore o iscritto.

Anche nel passaggio dagli attivi ai pensionati, Ezio ha proseguito nella sua prassi virtuosa di sindacalista a disposizione degli iscritti. Da subito si è fatto amare e rispettare dai nuovi compagni dello Spi, e da subito si è fatto apprezzare da delegati e pensionati delle leghe. Non si è smentito. Del resto nel suo dna, segnato da una stretta militanza negli anni ‘60-’70, che lo ha visto anche bravo e capace protagonista politico in formazioni extraparlamentari, era scritta a chiare lettere la sua naturale predisposizione a rappresentare, tutelare, far progredire i lavoratori. In parole povere, il prototipo del sindacalista con la esse maiuscola.

Da domani abbiamo il compito di raccoglierne l’eredità, criminale sarebbe lasciarla disperdere, ciascuno dovrà impegnarsi per dimostrare di averne assimilato una parte. Ricomprendere e ripetere il tutto è impossibile. Come dicevo nel mio intervento alla commemorazione in Camera del Lavoro: come Ezio non ne nascono più, è stato gettato via lo stampino. Ciao Ezio, l’addio non si riesce neanche a digitarlo sul computer. 

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