Dopo le affollate assemblee del 17 dicembre, le manifestazioni del 2 aprile devono essere la conferma di una mobilitazione che vuole raggiungere il risultato di una profonda riforma dell’attuale sistema pensionistico.

“Sulle pensioni non scherziamo!”. Con queste chiarissime parole Susanna Camusso ha presentato le iniziative delle prossime settimane. E’ ora di aprire il cantiere delle pensioni, afferma lo Spi da molto tempo. La questione pensionistica in Italia, dopo la legge Fornero, rappresenta una vera emergenza per coloro che in pensione non ci possono andare e per coloro che, pur in pensione, vedono erodersi il valore degli assegni pensionistici attraverso un ingiusto meccanismo di perequazione e un sistema fiscale ancora peggiore di quello in essere per i redditi da lavoro.

E’ stata messa in campo dalle confederazioni una piattaforma unitaria, presentata nei mesi scorsi in grandi assemblee interregionali contrassegnate da una forte partecipazione: flessibilità in uscita per favorire l’ingresso dei giovani nel mercato del lavoro, salvaguardia per i lavori usuranti, quarantun anni di contributi, pensioni dignitose per oggi e domani. E ancora, tutela delle pensioni in essere attraverso una adeguata perequazione, manomessa dai vari governi e spesso presentata come un privilegio invece che necessario strumento per la difesa del potere d’acquisto.

Il governo non ha inteso aprire un confronto sul tema delle pensioni. Anzi, ad aggravare la situazione, si è inserito un attacco alle pensioni di reversibilità. Nè, sul punto, ci rassicurano le smentite del ministro Poletti e dello stesso presidente del consiglio, arrivate solo dopo che si erano sollevate le nostre proteste su provvedimenti che si cercava di far passare inosservati. Noi chiediamo con chiarezza lo stralcio di qualsiasi riferimento a questo argomento dalla legge delega.

La piattaforma unitaria chiede una modifica sostanziale del sistema pensionistico così come delineato, per ultimo, dalla legge Fornero. Pone il problema sia delle pensioni future dei giovani e delle donne, sia delle lavoratrici e lavoratori prossimi al pensionamento, che hanno bisogno di vedersi riconoscere flessibilità in uscita e pensione a 41 anni di contributi, senza aggancio automatico all’attesa di vita.

Oggi, in assenza di qualunque confronto, è necessario rilanciare l’iniziativa in continuità con le assemblee 17 dicembre che hanno visto una straordinaria partecipazione. In quella occasione, Cgil Cisl Uil presero un impegno per l’apertura di una vera vertenza. Oggi non è più possibile aspettare senza far sentire la voce di lavoratori, giovani e pensionati.

E’ necessario ripartire con una forte mobilitazione a livello territoriale, che sappia raccogliere l’impegno forte per far crescere nel paese l’attenzione e la solidarietà attorno a queste tematiche. Abbiamo spesso affermato, in questi anni, che il nostro non è un paese per giovani, rischia sempre più di non essere un paese per vecchi e il pensiero va ai milioni di pensionati che ricevono pensioni minime che non rendono facile la loro sopravvivenza.

Per parlare di invecchiamento attivo - come noi vogliamo fare e sul quale anche il governo sostiene di voler intervenire - non si può non tener conto della situazione economica che coinvolge milioni di pensionati. Il parziale aumento della no tax area, inserito nella legge di stabilità per il 2016, non è sufficiente sapendo che la pressione fiscale sui redditi da pensione è tra le più alte in Europa. Infatti, si sta ampliando il fenomeno di quei pensionati che vanno a vivere all’estero per essere meno tartassati dal fisco.

La modernità e la civiltà di un paese si misurano anche dalle condizioni degli anziani, in presenza tra l’altro di un costante invecchiamento della popolazione, al quale occorre far fronte con politiche adeguate, con un sistema pensionistico equo, con un welfare che non sia solo considerato come un costo, e con investimenti sulla tutela della salute delle persone, quando, in questi anni di crisi, si è estesa la rinuncia a cure necessarie, ma non economicamente sostenibili.

La vertenza e la mobilitazione del 2 aprile hanno bisogno di continuità e coinvolgimento, perché rappresentino una vera svolta nell’affrontare queste problematiche in modo coerente e credibile, anche da parte dell’insieme delle organizzazioni sindacali.

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