I lavoratori degli appalti della sanità sono vittime della spending review e delle gare al massimo ribasso. Ne va anche della qualità dei servizi ai cittadini. Va avviata una grande vertenza contro la privatizzazione del Servizio sanitario nazionale.

In Europa le costruzioni e la sanità sono i settori più esposti alla corruzione e al crimine organizzato. A dimostrarlo, a pochi giorni dal nuovo scandalo tangenti nella sanità lombarda, è una ricerca dell’Università di Torino sulla vulnerabilità degli appalti pubblici, intitolata “Warning on Crime” e che vede, nell’ambito della salute pubblica, Italia e Polonia in testa fra i paesi più a rischio.

Nel caso della sanità italiana i meccanismi criminali più ricorrenti riguardano, non a caso, il settore degli appalti di beni e servizi. Gli appalti costituiscono la spesa più consistente in sanità, dopo il personale, ma con un grado di elasticità e discrezionalità superiore: è un sistema poco trasparente, oneroso e poco efficiente, che vede al suo interno lavoratori poco tutelati e con bassi salari.

In questo quadro, dove a monte insiste la criticità delle gare di appalto fatte con il criterio del massimo ribasso, si è negli ultimi anni innestato un processo di revisione della spesa (spending review), all’interno del quale sono stati compiuti veri e propri tagli lineari alla spesa degli enti del servizio sanitario regionale. L’ultima spending review, quella introdotta dalla legge di stabilità 2015, ha previsto nuovi tagli alla Sanità per 4 miliardi di euro, che si sono aggiunti ai tagli degli anni precedenti - 3 miliardi dal 2010 al 2013 - mettendo seriamente a rischio i livelli essenziali di assistenza e le condizioni di vita e di lavoro degli occupati, soprattutto all’interno degli appalti.

Di fatto i tagli lineari rappresentano la scelta più facile, da parte degli enti territoriali chiamati a effettuare la riduzione e razionalizzazione della spesa: la “via breve”, che porta però inevitabilmente a un peggioramento delle condizioni di lavoro e ad una dequalificazione dei servizi. Forse non appare del tutto evidente, ma le condizioni di lavoro negli appalti della sanità e la sicurezza dei malati e dei cittadini che ricorrono alle cure mediche sono strettamente correlati; parliamo dei servizi di pulizia, della manutenzione, del lavaggio della biancheria o della sterilizzazione dei ferri chirurgici. Tutti servizi appaltati all’esterno del Ssn ad aziende private, che nella maggior parte dei casi, per rientrare dei forti sconti praticati in sede di gara, riversano sui lavoratori e sulla qualità del servizio i ribassi effettuati.

Ad ogni cambio di appalto i lavoratori si trovano a fronteggiare la riduzione delle ore di lavoro e, di conseguenza, della retribuzione, O, addirittura, in assenza di clausole di salvaguardia, la perdita del posto di lavoro. Una precarietà che si somma a quella introdotta dal governo Renzi con il jobs act, che per i lavoratori degli appalti significa la perdita delle tutele del vecchio contratto a tempo indeterminato, a partire da quelle previste dall’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori, dal momento che vengono riassunti con l’azienda che subentra all’appalto con il contratto a tutele crescenti.

E’ stata una miscela esplosiva, quella tra le gare al massimo ribasso e la spending review in sanità, che ci consegna un sistema, quello degli appalti di beni e servizi, profondamente malato e fortemente penalizzante per i cittadini, gli operatori sanitari, i lavoratori dei servizi e il Ssn nel suo complesso, ma soprattutto per la messa in discussione di un principio fondamentale come è il diritto alla salute per tutti.

Non appare quindi rinviabile l’apertura di una vertenza generale sul tema della sanità. Una grande vertenza capace di contrastare il processo di privatizzazione del sistema sanitario, che unifichi la miriade di vertenze presenti al suo interno, e che metta insieme tutti i lavoratori e tutte le lavoratrici che direttamente o indirettamente operano all’interno del sistema. Una vertenza che rimetta al centro un sistema sanitario pubblico, di qualità e per tutti.

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