Governo e Pd sabotano il risultato del referendum sull’acqua e il voto al referendum del 17 aprile. Contro le trivelle andiamo a votare “Sì”, anche per difendere la democrazia, la partecipazione e l’istituto referendario, alla vigilia di una nuova grande stagione di raccolta firme.

Dopo anni di attesa era finalmente arrivata in discussione alla Camera la legge di iniziativa popolare per la ripubblicizzazione dell’acqua, già presentata dal Forum italiano dei movimenti per l’acqua nel 2007, con oltre 400mila firme, e ripresentata aggiornata il 20 marzo 2014 dall’intergruppo parlamentare “Acqua bene comune”. La legge, che recepiva la volontà popolare espressa nel referendum per l’acqua pubblica del giugno 2011, è stata completamente stravolta da una serie di emendamenti presentati dal Pd e approvati in commissione ambiente della Camera.

Come se non bastasse è stato reso noto il Testo unico sui servizi pubblici locali, decreto attuativo della legge Madia 124/2015, che esclude la possibilità di gestire in economia, o mediante aziende speciali, i servizi a rete, fra cui l’acqua. E reintroduce anche per l’acqua, nel calcolo delle tariffe, l’adeguata remunerazione del capitale investito, espressamente abrogata con il referendum del 2011.

Il governo Renzi aveva già abbondantemente dimostrato di non tenere in alcuna considerazione l’esito del referendum sull’acqua pubblica, con una serie di disposizioni contenute nello Sblocca Italia e nella legge di stabilità 2015 che incentivano gli enti locali a privatizzare tutti servizi pubblici locali, compresa la gestione dell’acqua.

Questi ultimi provvedimenti sono la conferma di un grave e deliberato attacco alla democrazia, ai beni comuni e all’istituto referendario. In questo contesto non stupisce affatto che il Pd si sia schierato apertamente per l’astensione nella campagna sul referendum contro le trivelle del 17 aprile, con l’evidente intento di far fallire il referendum, non avendo alcun interesse per il pronunciamento popolare sul quesito referendario, né tanto meno su cosa pensi il popolo del modello energetico nazionale. Il Pd ha scelto già da tempo da che parte stare: quella delle lobbies.

Sull’importanza di andare a votare il 17 aprile si è espressa anche Susanna Camusso, che pur dichiarando che non ci saranno indicazioni di voto sul referendum trivelle da parte della Cgil, si augura comunque che ci sia partecipazione al voto.
Non possiamo sottovalutare la portata autoritaria e antidemocratica che unisce i comportamenti di questo governo nei confronti dell’espressione democratica che si rappresenta attraverso il voto referendario. Siamo alla vigilia di una grande stagione referendaria di cui la Cgil sarà protagonista, in modo eccezionale e straordinario, con la presentazione e la raccolta delle firme dei tre quesiti referendari a sostegno della proposta di legge di iniziativa popolare sulla Carta dei diritti universali del lavoro – Nuovo Statuto di tutte le lavoratrici e di tutti i lavoratori. Una stagione che riguarderà anche i referendum sociali sulla scuola, sui processi di privatizzazione dell’acqua e dei beni comuni, sulle trivellazioni in mare e in terraferma, sugli inceneritori, e infine il referendum costituzionale.

Non possiamo rassegnarci di fronte all’arroganza del governo, che vuole cancellare la partecipazione democratica e ogni libera espressione del popolo. Dobbiamo promuovere incontri, dibattiti e iniziative pubbliche con le rappresentanze istituzionali e parlamentari del territorio, con il massimo coinvolgimento di tutte le forze sociali, chiedendo in maniera netta e chiara il rispetto della volontà popolare espressa al referendum sull’acqua pubblica del 2011.
Dobbiamo contrastare l’invito del Pd e di Renzi all’astensionismo nel prossimo referendum del 17 aprile. Invitare ad andare a votare, e rompere il muro di silenzio dell’informazione. Il referendum è uno strumento eccezionale di democrazia diretta, non possiamo permettere che venga svilito, né che ne vengano violentati i risultati. Dobbiamo difenderlo.

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