Fra i ponti e le calli di Venezia ci sono anche i vigili urbani. Magari non si notano, mimetizzati fra i milioni di turisti che ogni mese arrivano da tutto il mondo per ammirare una delle città più famose del pianeta. Talmente ricca di storia - Repubblica marinara, centro mondiale del commercio per secoli, autentico museo a cielo aperto - da stare alla pari di Londra, Roma, Parigi.

La piccola Venezia, difesa da un corpo di polizia municipale che ha quotidianamente cura dei suoi inestimabili beni ambientali e architettonici. Oltre, naturalmente, ad occuparsi dei problemi della mobilità, del decoro, e di tutto quello che serve al buon vivere nelle città italiane. Eppure a Venezia le cose non vanno come dovrebbero. L’amministrazione comunale del sindaco Luigi Brugnaro è ai ferri corti con la polizia municipale. “Il sindacato - spiega Nicola Gallo della Cgil - ribadisce la necessità di un confronto sulle nuove modalità di lavoro imposte al personale della polizia municipale”.

Dicono i sondaggi dell’Ipr per il Sole 24 Ore che il sindaco Brugnaro sia fra i più amati d’Italia. Sicuramente non dai vigili: “La giunta eletta lo scorso anno ha ereditato una situazione economica molto difficile - ricorda Gallo - e questo si è ripercosso pesantemente sul personale”. Situazione davvero difficile: il commissario prefettizio Zappalorto aveva scoperto che il Comune aveva sforato il patto di stabilità per circa 60 milioni. Un indebitamento che in parte era frutto della gestione dell’ex sindaco Orsoni, ma soprattutto degli 80 milioni passivi accumulati negli anni precedenti.

“Nonostante i decreti salva Venezia che hanno dato ossigeno alle casse comunali – conferma Gallo - la situazione resta difficile. C’è stata una stretta sul turn over, il che vuol dire mancate assunzioni, ed è stata tagliata una parte del salario accessorio. Il sindaco ha voluto impostare il modello ‘aziendale’ di gestione della macchina comunale, senza considerare che il Comune non è una piccola o media azienda ma un grande ente pubblico, con tutte le sue peculiarità”.

Che paradosso: le campagne elettorali si poggiano sempre più sul totem della sicurezza, salvo poi mettere in un angolo proprio la polizia municipale, che della sicurezza dovrebbe essere l’emblema. E c’è dell’altro: “Quello dei vigili urbani - puntualizza l’esponente della Fp Cgil - non è un corpo di polizia in senso stretto. Ci troviamo a svolgere ruoli che non ci spetterebbero. Per giunta con un contratto collettivo nazionale di lavoro fermo da anni e anni. Taglio dopo taglio, abbiamo perso circa 500 euro di salario, finendo per rientrare nella soglia del bonus Renzi di 80 euro”.

Lo strappo con l’amministrazione Brugnaro riguarda anche la sicurezza degli operatori: “Ci costringono a portare la pistola - aggiunge Gallo - con la motivazione che è una misura di sicurezza personale. Le pattuglie sono formate da almeno due operatori, ma il territorio da controllare è talmente vasto che si finisce per lavorare a distanza di centinaia di metri uno dall’altro. In pratica si gira da soli. E non è facile trovarsi a fronteggiare situazioni pericolose, come le risse o gli assembramenti rumorosi, con il cittadino che chiede di intervenire e un solo vigile che si trova di fronte decine di persone. Non abbiamo una formazione specifica per casi del genere. È successo di colleghi aggrediti e ricoverati con prognosi anche di settimane”.

I numeri del corpo di polizia municipale di Venzia parlano di 385 addetti attivi sul territorio e di altri 60 amministrativi impegnati negli uffici. “Lavoriamo 365 giorni l’anno - ricorda Gallo - a tutte le ore del giorno e della notte. Dall’inizio del 2016, tanto per fare un esempio, abbiamo già lavorato sette, otto domeniche”. Effetto diretto, anche questo, dei tagli attuati dall’amministrazione comunale. E non è solo colpa di Brugnaro, visto che tutti gli ultimi governi nazionali, a partire da quello Berlusconi (vedi ministro Brunetta), hanno via via peggiorato le condizioni lavorative del corpo di polizia municipale.

Nicola Gallo è entrato a far parte del corpo tredici anni fa. Da allora di acqua sotto il ponte di Rialto ne è passata. “Da quando ho cominciato questo lavoro - tira le somme - la situazione è drasticamente peggiorata. Alla fine abbiamo detto basta. Abbiamo fatto una serie di ricorsi al giudice del lavoro. Si va dai turni agli straordinari, fino all’obbligo di detenere a casa la pistola di ordinanza”. I rapporti con l’amministrazione restano tesi, alla vigilia di una bella stagione che, a Venezia, vuol dire un fiume di turisti che ogni giorno approdano sul Canal Grande.

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