Coerente, tenace, e sapeva ascoltare. Nelle scorse ore, alla notizia della sua morte, nelle decine e decine di telefonate che ho ricevuto, sono state queste le considerazioni che ho ascoltato con maggior frequenza. E’ vero, Lucia è stata tutto questo. Ma Lucia è stata anche molto di più, bastava frequentarla un po’, essere un po’ curiosi, per capire che dietro una scorza senz’altro indurita dalle vicende della sua vita, non sempre facile, si celava una donna sensibile, ironica e di grande umanità.
Lucia ha incontrato la Cgil, la sua Cgil, all’inizio degli anni ‘80. Delegata del Comune di Como, poi funzionaria del sindacato della funzione pubblica della Cgil, per diventarne segretaria generale per otto anni. Dal 2009 faceva parte della segreteria della Camera del lavoro, continuando ad occuparsi del lavoro pubblico, di welfare e di sanità, e in questi giorni mi piace ricordare che fu proprio Lucia, ormai quattro anni fa, insieme ad altri, a mettere al centro della discussione del territorio, in un convegno al Don Guanella, il tema della cittadella della salute.

Comunista da sempre, ruolo interpretato senza alcun ripensamento ma senza mai cadere nella dimensione della testimonianza, e anzi lavorando sempre nel tentativo di ricucire tra le diverse anime di una sinistra che, anche a Como, è spesso animata più dalle ragioni della divisione che da quelle dello stare insieme. Cosa che anche recentemente la faceva soffrire.

Lucia, per molti anni, fino a poche settimane fa, è stata coordinatrice della Rsu del Comune di Como. Il Comune di Como era, insieme alla Cgil, la sua seconda casa. Una presenza costante, attenta e competente. Rigorosa nei principi ma mai settaria, e disponibile a trovare sempre le giuste mediazioni. Lucia ha difeso il lavoro pubblico, lo ha fatto sempre, con rigore e spesso andando controcorrente, anche nei momenti più difficili. Riteneva il lavoro pubblico fondamentale per il funzionamento della società, e pretendeva nei confronti di queste lavoratrici e di questi lavoratori il rispetto che meritano. Aveva, nei confronti delle lavoratrici e dei lavoratori che rappresentava, una capacità di ascolto che ne ha fatto, come dimostrano le centinaia di testimonianze di queste ore, una interlocutrice seria, affidabile e premurosa. Aveva una parola per tutti, e cercava sempre la migliore soluzione tra quelle possibili.

Ieri un giornalista di lungo corso, assiduo frequentatore di Palazzo Cernezzi, commentando la scomparsa di Lucia mi ha riferito come in questi anni fosse praticamente impossibile trovare qualcuno che ne parlasse male. E se ci si pensa un attimo questo è abbastanza naturale: con Lucia si poteva dissentire, anche aspramente, ma esisteva un riconoscimento unanime della sua limpidezza di comportamento, di una persona che non aveva altri obiettivi se non quello di rappresentare al meglio quella che è stata la parte per cui ha deciso di spendere una vita. La parte del lavoro.

Oltre a questo, a pochi giorni dalle celebrazioni dell’8 marzo, va ricordata la tenacia con cui Lucia aveva a cuore il tema femminile, sempre in prima linea nel promuovere iniziative che tendessero a valorizzarne il ruolo, e a sconfiggere le ancora troppe discriminazioni nei luoghi di lavoro e nella società.

Infine i suoi amati figli e le care sorelle. Era orgogliosa dei suoi tre ragazzoni, come li chiamava lei: in questi mesi difficili, ogni volta che la andavo a trovare, mi raccontava orgogliosa di come i suoi tre figli e le sorelle la spronassero a tener duro, a non mollare, mi diceva che senza di loro non ce l’avrebbe fatta a sostenere prove tanto dure. Purtroppo il male non le ha lasciato scampo, nonostante anche questa volta avesse impiegato tutte le sue energie, combattendo da “guerriera gentile”, come è stata definita da qualcuno in queste ore.

E’ evidente che nessuna parola, soprattutto a poche ore dal lutto, potrà lenire il dolore dei suoi familiari. Pensiamo però che Francesco, Mattia, Siro, Rita, Camilla, e tutti quanti le hanno voluto bene e le sono stati vicini, debbano sentirsi orgogliosi di avere avuto Lucia come madre e sorella. Va considerato un privilegio, che certo non ne compenserà la perdita ma che ne nobiliterà il ricordo per sempre.

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