Il Primo Maggio è la festa internazionale del lavoro. Il suo significato è scritto nella storia e nelle lotte del movimento operaio. La sua origine risale alla manifestazione dei Knights of Labor nel settembre del 1882 a New York. Era il tempo delle dure lotte operaie per le otto ore giornaliere. In Europa la festa del Primo Maggio fu ufficializzata dai delegati socialisti della Seconda Internazionale nel 1889 a Parigi, in Italia nel 1891. Vietata dal regime fascista, fu ripristinata con l’avvento della Repubblica, grazie alla lotta di Liberazione e agli scioperi del ’43, pagati con la deportazione di migliaia di lavoratrici e lavoratori nei campi di concentramento.

Attuale nei suoi simboli e nel valore solidale, è anche occasione per ricordare il ruolo della classe lavoratrice nella conquista della democrazia, della giustizia, dei diritti sociali e politici sanciti dalla nostra Costituzione. Un rapporto stretto lega la lotta per i diritti con quella per la libertà, la democrazia e la Pace. Il Primo Maggio rimane una giornata di festa, di riscatto, di denuncia, di mobilitazione democratica, di unità, che vede le generazioni idealmente incontrarsi, riconoscersi e sostenersi per conquistare l’Europa sociale dei diritti e un paese migliore, per il lavoro e la dignità delle persone. Si afferma il valore di un mondo del lavoro che, pur trasformato dalla crisi e dai processi internazionali del sistema capitalistico, rimane al centro dello sviluppo civile e democratico del paese. E’ una fase complessa: nulla è conquistato per sempre, molto resta da fare in un paese segnato da una crisi morale e culturale, dalla diseguaglianza, da storture e limiti storici - mafia, evasione, lavoro nero, sfruttamento - e da una politica lontana, che non riconosce e non conosce il lavoro.

L’Italia si è impoverita e arretra nello stato sociale e nelle tutele, nella sicurezza e nel diritto alla vita nel lavoro, mentre si diffondono corruzione, criminalità, abusi e precarietà di vita e di lavoro, non contrastati da un governo che attacca conquiste storiche, non affronta il nodo della disoccupazione giovanile e dello sviluppo, disconosce il sindacato confederale, ha scelto politiche liberiste e ha come riferimento il mercato e l’impresa. E’ il governo dell’uomo forte al comando, privo di idealità e anima sociale, che con una controriforma colpisce la democrazia rappresentativa e i suoi assetti costituzionali, alimenta la disaffezione al voto e scoraggia la partecipazione, tenta di snaturare le identità omologando destra e sinistra, premia le lobby, gli interessi e i privilegi di pochi.

Anche per questo la Cgil è in campo, con la sua identità sociale e generale, il suo progetto di paese, la sua scelta strategica della Carta dei Diritti e le sue mobilitazioni unitarie. Buon Primo Maggio.

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