Le celebrazioni della Liberazione del nostro paese dai nazifascisti, così come quelle del 2 Giugno, sono un’occasione significativa per ricordare alle attuali generazioni il contributo del mondo del lavoro ai fatti che hanno segnato il carattere dell’Italia moderna.

 

“L’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro”. L’affermazione che apre la nostra Carta costituzionale rappresenta l’approdo più alto al quale è giunta la democrazia italiana nel secolo e mezzo che abbiamo alle spalle, dopo che venne realizzata l’unità e l’indipendenza del nostro paese.

Quell’approdo così significativo fu raggiunto grazie alla Resistenza e grazie al contributo delle forze del lavoro, a partire dagli scioperi attuati nel marzo del 1943 e del 1944 che diedero un colpo poderoso al fascismo. La guerra aveva messo in luce tutte le debolezze del regime e i lavoratori, assumendo quelle clamorose iniziative, svolsero una funzione determinante per il destino dell’Italia.

Quelle grandi lotte di massa, le uniche con tale carattere nell’Europa governata dai nazifascisti, crearono i presupposti per la crisi del 25 luglio del 1943, la destituzione di Mussolini, l’armistizio con gli alleati anglo-americani, l’avvio della Resistenza armata e delle diverse forme di Resistenza che la hanno affiancata e supportata. Oltre 12mila lavoratori hanno pagato la loro partecipazione a quelle scelte con la deportazione nei campi di sterminio tedeschi e, quasi tutti, con la perdita della loro vita.

Il lavoro fu in quella difficile fase storica uno dei pochi soggetti idonei ad una legittimazione democratica e nazionale di un paese che si sedette ai tavoli di trattativa circondato da profonde riserve, e con pochi titoli di credito tra le mani. Furono la Resistenza e le lotte del lavoro che permisero a De Gasperi di sedersi con dignità al tavolo della pace a Parigi nel 1947, nonostante l’Italia fosse stato uno dei paesi promotori della guerra.
Settanta anni fa, il 2 giugno del 1946, gli italiani, chiamati al referendum istituzionale, scelsero la Repubblica contro la monarchia ed elessero l’Assemblea Costituente che elaborò e promulgò la Costituzione. Per la prima volta nella storia d’Italia, grazie a un decreto governativo promulgato da De Gasperi e da Togliatti, votarono anche tutte le donne che avevano compiuto la maggiore età.

Giuseppe Di Vittorio, Achille Grandi, Oreste Lizzadri, i segretari generali della Cgil unitaria rifondata nel 1944 dal Patto di Roma, e con loro altri importanti dirigenti sindacali quali Renato Bitossi, Teresa Noce, Giovanni Roveda, Adele Bei, Giovanni Gronchi, Luigi Morelli, Giulio Pastore, Gioacchino Quarello, Giuseppe Rapelli, Emilio Canevari e Luigi Cacciatore vennero eletti, e dettero in quella sede il loro appassionato e prezioso contributo. Quale prestigioso riconoscimento al valore sociale del lavoro, il sindacalista cattolico Achille Grandi, seppur già gravemente ammalato, venne eletto vicepresidente dell’Assemblea Costituente, nel corso della quale Giuseppe Di Vittorio pronunciò alcuni importanti discorsi.

La Costituzione, che sarà approvata dopo 18 mesi di intensi dibattiti, realizzò un significativo compromesso istituzionale nel quale la dignità del lavoro, riscattata dal valore di merce, divenne garanzia della rinascita democratica del paese e fattore dello sviluppo complessivo della società.

Le celebrazioni della Liberazione del nostro paese dai nazi-fascisti che si tengono in occasione del 25 Aprile, così come quelle che sono in preparazione per il prossimo 2 Giugno, sono una occasione significativa per ricordare alle attuali generazioni quel contributo e quei fatti che hanno segnato il carattere dell’Italia moderna.

Sono anche una occasione per riflettere insieme, e per fare riflettere tutti i cittadini italiani, sui pericoli che una disinvolta revisione della nostra Costituzione, come quella che è in discussione in queste difficili stagioni, possa indebolire quei valori irrinunciabili e quei solidi cardini di partecipazione democratica e di coesione sociale e civile che la nostra Carta fondamentale, che ha dato suggello a quel grandioso fatto storico che fu la Resistenza, ci ha consegnato.

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