All’Esselunga litigano i padroni, è da antologia lo scontro tra il fondatore Bernardo Caprotti e i suoi figli. Peraltro il marchio Esselunga, in mezzo secolo di storia, si è conquistato un posto in prima fila fra le aziende della grande distribuzione. Negli anni della crisi, il settore ha subito meno degli altri gli effetti dell’impoverimento generale del paese. Lo slogan “Esselunga prezzi corti” ha funzionato, a tal punto che in Toscana - complice la concorrenza con l’altro colosso della grande distribuzione, Unicoop Firenze - le famiglie possono fare la spesa spendendo molto meno di quanto accada nelle altre regioni italiane.

L’ultranovantenne Caprotti - autore del memorabile pamphlet “Falce e carrello” contro gli eterni rivali delle cooperative - ha fondato un impero che ha i suoi punti di forza anche in Lombardia. All’Esselunga milanese di via Losanna lavora Alessandro Musio: “Sono entrato in azienda nel 2000. Negli ultimi tempi un po’ di preoccupazione sul futuro del gruppo si respira tra i dipendenti”. Effetto dei tanti colpi di scena in tema di eredità, ma il patron Caprotti ha sempre prevalso per la sua lungimiranza.

Così è stato anche di fronte alla contestata liberalizzazione delle aperture dei punti vendita nei giorni festivi. Nei supermercati della sua catena, a partire dal 2012, Caprotti ha iniziato a tastare il terreno procedendo all’inizio solo con qualche apertura domenicale, solo in alcuni negozi, e solo di mattina. Dal 2014 in poi, i supermercati Esselunga più grandi sono aperti tutte le domeniche, e tutto il giorno. Ma l’azienda è riuscita a coprire le domeniche con personale volontario. In cinque punti vendita però l’azienda applica già da diversi anni l’articolo 141 del Ccnl, con la gestione unilaterale dei presidi. “Una buona parte dei contratti di assunzione - spiega Musio - è a tempo indeterminato, full time e senza l’obbligo delle domeniche. L’accordo dice appunto che chi lavora nei giorni di festa deve farlo volontariamente”. Sulle festività ‘speciali’, va da sé che il delegato Filcams Cgil abbia le idee chiare: “Secondo noi in certi giorni dell’anno dovremmo essere tutti chiusi. Abbiamo dei valori, e non intendiamo rinunciarci”.

A gennaio è stato sottoscritto con la direzione Esselunga (un’azienda forte oggi di circa 22.500 addetti in tutta Italia) un accordo nazionale sulla regolamentazione del lavoro domenicale. “Per un anno verrà effettuata una sperimentazione, finalizzata ad armonizzare l’esigenza dell’impresa di garantire adeguati presidi, e quella delle lavoratrici e dei lavoratori di conciliare tempi di vita e di lavoro. Poi tireremo le somme”. Nel punto vendita di via Losanna lavorano centosessanta persone. “La crisi ha risparmiato gli incassi di Esselunga. I prezzi competitivi sono riusciti ad arginare la flessione delle vendite, i nostri supermercati sono sempre affollati”. Musio tratteggia una realtà che, nonostante le difficoltà della crisi, permette di guardare al futuro piuttosto serenamente. “Il nostro contratto integrativo prevede 37,5 ore di lavoro settimanali, due e mezzo in più per i neoassunti, fin quando non vengono stabilizzati. Il ricorso ai lavoratori stagionali è in percentuali minime, non è raro che quello della sostituzione sia solo il primo step verso un contratto a tempo indeterminato”.
Come in ogni grande supermercato, gli addetti sono impegnati in vari reparti, dall’ortofrutta al settore carni, dai latticini alla forneria. Musio è impiegato come ausiliare alle vendite nel reparto latticini. “Nei primi anni di lavoro ero addetto al banco della gastronomia, poi per problemi di allergia fui spostato in cassa. Dopo ancora sono stato addetto al settore drogheria, e ora infine ai latticini”.

Nonostante la vulgata, i lavoratori Esselunga non hanno mai rinunciato alla mobilitazione in difesa del proprio contratto di lavoro. “Ricordo assemblee affollatissime. Anche se gli scioperi - ammette sorridendo Musio - non sono particolarmente partecipati. Sai, gli stipendi degli addetti della grande distribuzione non sono alti”. E molti padri e madri di famiglia devono fare le nozze con i fichi secchi.

Per avvicinare i giovani lavoratori, la Filcams di Milano fa ricorso ai social network: è da poco che amministra una pagina fecebook già parecchio frequentata. Diventata, in breve tempo, una vera e propria bacheca del ventunesimo secolo, con lo scopo di far conoscere e diffondere attività sindacali e, nel caso, vertenze. Come quella che ha portato a una gestione intelligente delle domeniche lavorative. “Ora ci aspetta una nuova lotta contro le recenti posizioni espresse da Federdistribuzione in sede di trattativa per il rinnovo del contratto della grande distribuzione organizzata – passa e chiude Musio – che sono penalizzanti per noi, e di fronte alle quali sicuramente risponderemo in maniera compatta”.

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