Prosegue la grande mobilitazione studentesca, giovanile e sindacale contro il jobs act francese. 

Durante l’ultimo mese, in seguito all’annuncio del progetto di legge sul lavoro da parte del governo socialista di Manuel Valls, la Francia è stata attraversata da una serie di importanti mobilitazioni. Grazie alla petizione online (#loitravailnonmerci) che chiedeva il ritiro della legge, sottoscritta in poche settimane da quasi un milione e mezzo di persone, e all’appuntamento lanciato sui social network, 500mila persone hanno manifestato mercoledì 9 marzo, e diverse centinaia di migliaia giovedì 17 e 24 marzo.

Lo sciopero generale indetto dai sindacati giovedì 31 marzo ha segnato una tappa particolarmente importante, portando nelle piazze francesi oltre un milione di persone, mentre sabato 9 aprile, nonostante un leggero calo nei numeri, più di 200 manifestazioni hanno avuto luogo in tutto il paese. In parallelo a scioperi e manifestazioni, continuano le occupazioni e i blocchi della didattica in licei e università ma soprattutto, dal 31 marzo scorso, l’occupazione della Place de la Republique e di altre piazze francesi, ribattezzate Nuit Debout, notte in piedi.

La legge El Khomri, dal nome del ministro del lavoro, secondo le parole del governo, mira a limitare i vincoli giuridici imposti alle aziende al fine di migliorarne la competitività e facilitare la creazione di nuovi posti di lavoro. Si tratta di un vero e proprio jobs act alla francese, che prevede licenziamenti facili, l’annullamento della limitazione legale a 35 ore lavorative settimanali, e l’erosione della contrattazione collettiva nazionale attraverso la priorità attribuita alla contrattazione aziendale.

La legge, accolta con entusiasmo dal Medef (Confindustria francese), mira secondo il primo ministro Manuel Valls a introdurre in Francia il modello nordeuropeo della flexisecurity, volto a istituzionalizzare la precarietà e individualizzare la relazione lavorativa, concedendo come contropartita un aumento degli ammortizzatori sociali. Tuttavia gli strumenti di tutela previsti dalla legge, quali la messa in campo di un conto personale di attività e l’estensione della garanzia giovani, paiono risicati rispetto all’attacco sferrato contro le garanzie e i diritti dei lavoratori.

In seguito alle proteste, il disegno di legge, che sarà discusso alla camera il 3 maggio, è stato già rivisto diverse volte dal governo, non senza provocare lo scontento di Pierre Gattaz, presidente del Medef. In particolare in un primo momento il governo ha fatto marcia indietro sulle misure più contestate, quali l’estensione dell’orario di lavoro per gli apprendisti sotto i 17 anni fino a 40 ore settimanali, la soppressione del permesso per lutto e delle limitazioni al lavoro notturno, nonché la fissazione di un massimale per le indennità di licenziamento.

In un secondo tempo, a pochi giorni dalla mobilitazione di sabato 9 aprile, le organizzazioni studentesche francesi sono state ricevute da Manuel Valls che ha presentato le ulteriori concessioni che il governo è disposto ad apportare: principalmente si tratta di un aumento della tassazione relativa ai contratti a tempo determinato, e dei fondi statali per le borse di studio.

Ad eccezione della Cfdt, che fin dalle prime modifiche del testo di legge ha fatto marcia indietro, sindacati e organizzazioni studentesche restano uniti sul fronte del no. Difficile prevedere l’esisto di questo movimento, che dovrà, purtroppo, aspettare fino al 28 aprile per vedere una nuova giornata di sciopero generale e manifestazioni indetta dalle principali organizzazioni sindacali (Cgt, Fo, Fsu, Solidaires, Unef, Unl).

Non c’è dubbio che il clima di tensione e di restrizione delle libertà che si è respirato durante gli ultimi mesi in Francia in seguito agli attentati e all’instaurazione dell’ ‘etat d’urgence’ stiano contribuendo all’effervescenza di questo movimento e al protagonismo della composizione studentesca e giovanile, consapevole che su questa partita si sta giocando il futuro di una generazione, e più in generale determinata a riconquistarsi spazi di libertà e di partecipazione.

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