La vertenza dei lavoratori delle Fabbriceria del Duomo di Siena. Il denaro divide non solo i diritti dei lavoratori ma anche di chi, laico o cattolico, vuole beneficiare di un bene comune.

I fatti. Il 29 aprile 2011 la dirigenza dell’Opera Metropolitana-Fabbriceria del Duomo di Siena (ONLUS) decide di cedere parte delle sue funzioni all’Opera Laboratori Fiorentini (Spa) ‘liberandosi’ di 12 dipendenti pubblici. La Società per Azioni fiorentina accetta il ‘regalo’ e al costo di 41 mila euro riesce ad acquisire gli uffici e il personale che fino a quel momento avevano permesso all’Ente senese di introiettare ogni anno fino a 5 milioni di euro.

Ma otto lavoratori si oppongono e impugnano il loro trasferimento.
A marzo 2015, il Giudice del lavoro di Siena dà ragione ai ricorrenti, riconoscendo la sostanziale persistenza del rapporto di lavoro con la Fabbriceria del Duomo e condannando appunto la Onlus senese al pagamento delle spese processuali e al reintegro di tutti i dipendenti. Lo stesso giorno della sentenza la dirigenza dell’Opera del Duomo, nonostante questo risultato processuale, decide di riappaltare quelle stesse funzioni e “distaccare funzionalmente” quello stesso personale all’Opera Laboratori Fiorentini. Sì, avete proprio capito: la stessa società della prima cessione.

A giugno 2015, il sindacato ottiene il rinnovo delle RSU, e la FP-Cgil guadagna la maggioranza dei voti, con due delegati su tre. Si apre il tavolo delle trattative per il riconoscimento di arretrati e mansioni adeguate al personale in distacco e reinternalizzazione dei servizi. Sindacato e Rsu denunciano la presenza di tre contratti differenti nello stesso ente: Fabbricerie, multiservizi, commercio. E un intreccio di conflitti di interesse e subappalti tra Opa, Cooperativa Siena Viva (costituita dalla stessa OPA) e Opera Laboratori Fiorentini.

Nel novembre 2015, in mancanza di risposte concrete, si apre lo stato di agitazione, e dopo due incontri in Prefettura – il Prefetto ha il potere di nomina del cda dell’OPA, che elegge il nuovo Rettore - non si ottiene un nulla di fatto. Su mandato assembleare all’unanimità, è proclamato un primo sciopero per lo scorsofine aprile e in occasione delle Celebrazioni di Santa Caterina si attua un “flash mob silenzioso”, ottenendo la solidarietà di molti che, sedendosi nei banchi del Duomo, hanno trovato una lettera delle lavoratrici e lavoratori con la richiesta di “sostegno e solidarietà perchè non prevalga, fra queste mura – si legge nella lettera – una logica di mercato improntata allo sfruttamento commerciale.”

Hanno alzato un muro. Chi oggi entra in Duomo si trova due entrate e due percorsi separati da un muro. Un muro che divide il pubblico dal privato, il diritto alla bellezza dalla merce in vendita L’entrata di chi, solo pagando, può godere delle bellezze della città e quella di chi vuole percorrere il proprio percorso di fede dopo l’apertura della porta santa, rinunciando alla sacra bellezza. La prova di come il denaro possa dividere non solo i lavoratori ma anche i diritti di chi, a prescindere se sia laico o cattolico praticante, voglia beneficiare di un bene comune.
“Ebbene venga maggio e maggio l’è venuto”. Noi quel muro lo stiamo sgretolando..

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