Credo che la legge sulle unioni civili appena approvata sia lo specchio del nostro paese, per come è stata proposta, modificata, e per il suo iter parlamentare. Come impone la migliore delle tradizioni, l’Italia affronta seriamente un tema solo quando viene ripresa aspramente. E il richiamo della Cedu ha tuonato come un rimprovero troppo forte per un Matteo Renzi impegnato a recuperare credibilità e prestigio in Europa. Sono più di trent’anni che gli omosessuali italiani chiedono alla politica di accorgersi delle loro vite, sono più di dieci anni che le famiglie arcobaleno chiedono il riconoscimento giuridico delle loro famiglie. Ma c’è voluta l’Europa per smuovere le acque, tant’è.

Così si è cominciato a lavorare a un testo che garantisse tutela e dignità ai cittadini omosessuali di questo paese. Ma l’Italia è uno scolaro pigro che, beccato impreparato dall’insegnante, svolge furbescamente il suo compitino senza fare quel minimo sforzo in più che potrebbe renderlo unico e speciale. Con quella fantasia tipicamente italiana ci viene presentato un testo frutto di compromessi politici e da cui quindi, ci viene detto, sarebbe stato impossibile discostarsi di un solo passo. Questo puntualmente non è accaduto. Un passo è stato fatto ed è stato, a detta di molti e in particolare di noi famiglie arcobaleno, un gran passo indietro.

Per svolgere velocemente il compitino è stata scelta la via più semplice e immediata: via i diritti dei bambini, via la fedeltà, via la famiglia. E’ più importante raggiungere il risultato politico che essere al passo con la realtà. L’Europa si accorge di noi, e in Italia la legge appena approvata continua ad essere terreno di scontro in campagna elettorale. Da un lato il Pd che cerca in tutti i modi di trasformare il risultato ottenuto, da mero compitino svolto per dovere, in una vittoria senza precedenti. Dall’altro i partiti di centrodestra che attaccano il testo e rilanciano con idee fantasiose: obiezione di coscienza per i sindaci, registri delle unioni civili al rogo.
E noi? Noi gay e lesbiche siamo qui con il nostro stato d’animo, cercando di capire se questo senso di insoddisfazione che ci pervade sia dovuto alla nostra abitudine a sentirci non considerati fino in fondo, o in realtà sia semplicemente la sensazione di chi, ancora una volta, si è sentito preso in giro.

In questi mesi le nostre vite sono entrate nelle case degli italiani attraverso le tv, i giornali, le chiacchiere da bar, i commenti da spogliatoio. In tutti i casi, almeno una volta, si è parlato di unioni civili e di famiglie arcobaleno spesso con atteggiamento giudicante e non di interesse o rispetto. Si è sentenziato sulla ipotetica serenità dei nostri figli e sulle nostre scelte di vita; siamo stati osservati, analizzati, commentati. Psicologi, preti, insegnanti, vicini di casa, panettieri, parrucchieri: tutti si sono espressi sulle nostre vite. Ognuno ha detto la sua e la politica ha perso l’ennesima occasione per rendere l’Italia un paese moderno, al passo con i tempi ed esempio di civiltà. Rimaniamo un paese mediocre, appena sufficiente, che svolge il suo bel compitino senza aggiungere una virgola.

Ai giovani omosessuali italiani viene “concesso” di crearsi un progetto di vita comune, ma con meno responsabilità: niente fedeltà e niente figli. Ma la realtà è un’altra. Sono le nostre vite a dare speranza ai giovani: gay e lesbiche possono essere buoni genitori di bambini sereni e felici, nonostante siano ancora #figlisenzadiritti. In questa legge non c’è posto per loro.

La politica ha legiferato guardando i sondaggi, non la realtà, e dando un contentino a quegli italiani - molti dei quali siedono in parlamento - che hanno ancora un conto aperto con la propria omofobia. E non importa se questo “loro” problema si ripercuote sulla serenità dei nostri figli. E’ più importante la campagna elettorale, le strategie politiche, il buon vicinato d’oltre Tevere, ed è un dettaglio che i cittadini non abbiano tutti gli stessi diritti e gli stessi doveri.

Noi ci stiamo mettendo l’anima. Difenderemo ad ogni costo le nostre famiglie, e otterremo quello che ci spetta contando, come sempre, sulle nostre forze e la nostra determinazione. Questo lo hanno capito in molti, e la battaglia verso i diritti, pieni e veri per tutti, la stiamo combattendo ormai da tempo in buona compagnia. Vedere in piazza i compagni di classe dei nostri figli, insieme agli insegnanti e ai nonni, dimostra che siamo sulla strada giusta. Noi insegneremo ai nostri figli ad essere orgogliosi e fieri della loro storia. E, perché no, ad aggiungere una virgola in più nel compito che domattina svolgeranno a scuola.

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