La conquista di un tavolo con il governo premia la caparbietà della mobilitazione della Cgil, e il raggiungimento di posizioni unitarie tra le tre confederazioni. Ma, si sa, il lupo perde il pelo e non il vizio. Così il governo interviene sui voucher senza alcun confronto. Mentre sulle pensioni, con la proposta sull’Ape, rischia di far rientrare le penalizzazioni dalla finestra. E, ancor peggio, di stravolgere il sistema solidaristico, basato sui salari, in uno schema assicurativo-finanziario.

Piccola apertura per un pensionamento di vecchiaia anticipato fino a tre anni, rispetto ai 66 e 7 mesi, per le classi di età dal 1951 al 1955, l’Ape è però un pericoloso cavallo di troia per la finanza privata, che il governo inserirebbe nella legge di bilancio per il 2017, per non spendere più di 700 milioni di euro.

Si tratta di una proposta che non affronta l’insostenibile situazione di lavoratori e pensionati, ed è lontana anni luce dalla piattaforma unitaria Cgil Cisl Uil. Che chiede modifiche profonde e strutturali alla legge Fornero: possibilità di andare in pensione a 62 anni e 41 di contributi senza penalizzazioni; rivalutazione delle pensioni in essere; riqualificazione del sistema previdenziale; garanzie di reddito pensionistico per i giovani e i precari.
Questa piattaforma, sostenuta dalle mobilitazioni regionali della Cgil e dalla manifestazione unitaria dei pensionati del 19 maggio, va rilanciata, non accantonata. E’ fortemente condivisa da lavoratori e pensionati, che non possiamo più permetterci di deludere. Non è dunque il momento di abbassare la pressione e la mobilitazione. Il rush finale della raccolta di firme sui referendum – mentre continuerà quella sulla proposta di legge della Carta dei Diritti – e la crescente mobilitazione delle categorie per i rinnovi dei contratti, spingono nella stessa direzione.

Lavoratrici e lavoratori, pensionati e pensionate, rispondono positivamente alle chiamate alla lotta. Da tutti i tavoli, quelli contrattuali come quello col governo, abbiamo bisogno di risultati concreti, che inizino a invertire la tendenza. L’unificazione delle lotte, fino allo sciopero generale, è dunque una prospettiva concreta per dare forza alle precise richieste delle piattaforme presentate.

Il neo presidente di Confindustria è subito salito sul carro del primo ministro: tutti e due vogliono la fine dei contratti nazionali e lo “scalpo” del sindacato generale confederale. Ma non è detto che i loro calcoli siano poi così fondati. Il vento sta cambiando e noi stiamo muovendoci nella direzione giusta, con una visione generale della posta in gioco, intelligenza e lungimiranza, e con una forte unità della Cgil.

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