“Il problema non è Brexit o non Brexit, ma il fatto che le nostre élite abbiano costruito gli Stati disuniti d’Europa”. Jean-Paul Fitoussi, economista peraltro “riformista”, mette il dito nella piaga: l’Unione europea è stata costruita male, e ha peggiorato la situazione adottando politiche sbagliate per contrastare la crisi finanziaria e poi economica, iniziata nel 2008 e non ancora finita.

Partita negli Usa, con l’esplosione dei mutui sub-prime e il fallimento della banca d’affari Lehman Brothers. Dove però alla fase emergenziale – migliaia di miliardi di dollari pubblici, della collettività, per tenere in piedi il sistema finanziario – ha fatto seguito una intelligente politica economico-monetaria espansiva, la cosiddetta Obanomics, che ha permesso al governo Usa di evitare la recessione. Finendo per far rientrare nelle casse statali il denaro prestato nei momenti difficili.

In Europa è stata seguita la strada opposta. Quella dell’ “austerity”, benedetta sia dalla famiglia dei partiti popolari che dai partiti socialisti. Con il risultato che la risposta alla crisi greca (solo il 2% del pil europeo) è stata quella di fare soffrire enormememente il popolo. Così come quello spagnolo, quello italiano, e ora quello francese, che sta protestando a gran voce nelle piazze contro le “riforme strutturali” come quella del mercato del lavoro, che produce precarietà, o quella delle pensioni che ha tolto sicurezza alla popolazione. “I socialisti francesi ormai fanno politiche di destra – segnala il francese Fitoussi – e nessuno li riconosce più”. La Brexit è il dito, l’austerity la luna.

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