La laguna di Venezia non può sopportare il traffico delle grandi navi.

“Un mare di voucher”, era il titolo di un interessante convegno organizzato dalla Filcams di Venezia alla presenza della compagna Susanna Camusso. Anche in Veneto, un uso spropositato del “buono-lavoro”: circa 100.000 nel 2012, circa 2.600.000 nel 2015. Federalberghi veneziana interviene subito: “...sui voucher si regge l’intera struttura alberghiera!”.

E’ uno spaccato del mondo del lavoro su cui si reggono, hainoi, le sorti della prestigiosa città di Venezia: con una presenza turistica sempre in aumento (oggi circa 35 milioni di turisti all’anno) e soprattutto senza più alcun minimo finanziamento per la manutenzione ordinaria e straordinaria della città (cancellata da anni la Legge speciale).

Una città, che immeritatamente si ritrova gestita da un’amministrazione di centrodestra, con un sindaco che vince le elezioni per demerito del centrosinista, e che, dopo un anno, non riesce a gestire gli annosi e gravi problemi che affliggono la città: la desertificazione di Porto Marghera, le bonifiche ed il rilancio dell’area industriale; l’esodo continuo dei veneziani dal centro storico; i plateatici selvaggi, la proliferazione di alberghi e B&B; il traffico acqueo ed il relativo moto ondoso; il disastrato bilancio finanziario dell’ente locale e dei servizi pubblici (numerosi gli scioperi, le mobilitazioni e persino l’occupazione del municipio da parte dei comunali in lotta contro il taglio dei salari e dei sevizi sociali).

E’ doveroso citare la data nefasta del 4 giugno 2014, con circa quaranta arresti eccellenti, con pesanti accuse di corruzione e tangenti per la costruzione del MoSE, opera idraulica imponente e complessa che dovrebbe fermare le “acque alte”, con costo di circa 5,5 miliardi di euro.

Nel 2002 la Cgil tutta (nazionale, regionale e provinciale) si dichiarò contraria a tale opera, non solo per i conseguenti danni ambientali, ma perchè i poteri forti della città annullavano i numerosi progetti alternativi caratterizzati da principi di fattibilità come sostenibilità, sperimentabilità, gradualità e reversibilità.

In questi giorni, tecnici e scienzati hanno dimostrato come il mezzo milione di metri cubi cemento sott’acqua dei cassoni (grattacieli), in soli due anni, abbia fatto abbassare i fondali alle bocche di porto di ben 8-9 centrimenti, trasformando la laguna in un braccio di mare.

Da alcuni anni, poi, imperversano nella laguna veneziana le “Grandi Navi”.
Su tale questione, in verità, la posizione della Cgil non è proprio limpida, anzi addirittura ipoacusica agli allarmanti appelli internazionali che connotano Venezia e la sua laguna come il patrimonio più a rischio, tra i sette siti individuati, ad esempio, da Europa Nostra e dall’Istituto della Banca Europea per gli investimenti (BEI).

E’ limitativo e strumentale affermare che il transito delle grandi navi deve essere vietato nell’area del bacino di San Marco. Il gigantismo navale deve essere portato fuori dalla laguna! Troppi gli interessi economici legati alle lobby, che si inventano progetti devastanti pur di portare le navi in Marittima.

Eppure una soluzione alternativa c’è! Il progetto Dufferco è l’unico che ha già avuto un parere tecnico positivo dalla Commissione nazionale di Valutazione di Impatto Ambientale. Ovvero un porto per l’attracco delle grandi navi alla bocca di porto del Lido; una struttura che poggia su cassoni autoaffondanti, formata da modelli prefabbricati (dunque completamente reversibili) e che consente l’ormeggio di 5 grandi navi. La proposta avrebbe il vantaggio di non alterare l’equilibrio idraulico-morfologico lagunare, di salvaguardare pienamente l’occupazione, anzi, aumentarla, e di valorizzare gli investimenti finora effettuati nell’attuale terminal della stazione marittima, consentendo il trasbordo dei passeggeri tra il nuovo terminal e la Marittima stessa. I tempi e i costi di realizzazione sarebbero inferiori a quelli delle altre proposte e il risultato finale consentirebbe una riduzione del pesante inquinamento atmosferico.

Va inoltre ricordarta la grave omissione da parte dell’Autorità portuale, che non attua il decreto “Clini-Passera” del 2 marzo 2012: “....considerata la particolarissima sensibilità e vulnerabilità ambientale della Laguna di Venezia ove sono presenti ecosistemi continuamente posti a rischio anche tenuto conto dei rilevanti aumenti del traffico marittimo...”, stabilisce al comma 1 dell’articolo 2: “E’ vietato il transito nel canale di San Marco e nel canale della Giudecca delle navi adibite al trasporto di merci e passeggeri superiori a 40.000 tonnellate di stazza lorda”.

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