Il conflitto nel Sahara Occidentale dura da oltre quarant’anni. Il popolo sahrawi ha prima combattuto la colonizzazione della Spagna, poi si è opposto all’occupazione da parte del Marocco. La resistenza popolare dei sahrawi ha prodotto due fatti storici fondamentali: da una parte l’impossibilità del Marocco di controllare l’insieme dell’ex colonia spagnola, dall’altra il riconoscimento ufficiale di quasi la metà dei membri dell’Onu della “Repubblica araba sahrawi democratica” (Rasd), proclamata nel febbraio 1976, e il suo ingresso nell’Organizzazione dell’unità africana (Oua) e poi nell’Unione africana come paese fondatore. Non per questo è venuta meno la richiesta del Fronte Polisario, il movimento di liberazione nazionale sahrawi, di completare l’autodeterminazione.

Il cessate il fuoco tra Marocco e Polisario, proclamato sotto l’egida dell’Onu nel settembre 1991, ha lasciato il conflitto senza una soluzione definitiva. La fine della guerra ha sicuramente posto il Sahara Occidentale lontano dall’attenzione dei media, ma un quarto di secolo di pace e di stallo apparenti nascondono un’intensa attività diplomatica, e una resistenza continua nei territori occupati. A riaprire la questione sahrawi sono inoltre intervenuti di recente alcuni fatti importanti.

L’ultimo in ordine di tempo è stata la morte del segretario generale del Polisario, Mohamed Abdelaziz, il 31 maggio scorso, dopo una lunga malattia che lo ha visto però attivo fino alla fine. Malgrado avesse chiesto di essere sostituito, nel dicembre scorso il Polisario lo aveva rieletto alla sua testa, durante il XIV Congresso, poiché diventato ormai il simbolo dell’unità nazionale.

Sul piano diplomatico l’evento più importante è stata la visita del segretario generale dell’Onu nei campi profughi in Algeria, dove una parte dei sahrawi ha trovato rifugio dopo i bombardamenti dell’aviazione marocchina nell’inverno 1975-76. In questa occasione il Marocco non solo ha impedito a Ban Ki-Moon di visitare i caschi blu dell’Onu (Minurso) di stanza nei territori occupati, ma ha anche deciso di espellere la componente civile della missione.

Nel dicembre scorso una sentenza della Corte di giustizia europea ha annullato l’accordo agricolo tra Marocco e Ue, per la parte che riguarda i territori occupati, sancendo l’illegalità dell’occupazione da parte di Rabat. L’Ue ha nel frattempo fatto ricorso, ignorando una volta di più la geografia della legalità, poiché nessuna istanza internazionale ha mai riconosciuto la legittimità dell’occupazione.
Alla fine di aprile il Consiglio di sicurezza dell’Onu ha rinnovato per un altro anno la Minurso, e ha chiesto al Marocco di reintegrare il personale espulso. Le trattative in corso mostrano una sostanziale intransigenza da parte di Rabat, che mette a rischio il ritorno alla funzionalità della missione dei caschi blu.

Mentre il Polisario si accinge, attraverso un congresso straordinario, all’elezione del suo nuovo leader, che secondo la Costituzione della Rasd, diventa automaticamente presidente della Repubblica, la questione sahrawi offre alcuni spunti di analisi e di riflessione. Il Sahara Occidentale è l’ultima colonia africana, il territorio infatti non ha mai potuto esercitare il diritto all’autodeterminazione, peraltro riconosciuto da tutte le istanze internazionali. Nella parte occupata (circa i 2/3) il Marocco porta avanti una politica di sfruttamento delle risorse naturali (fosfati e pesca in primo luogo), e di insediamento di nuovi coloni che ha fatto sì che i sahrawi siano oggi una minoranza della popolazione.

Malgrado ciò i sahrawi, soprattutto i giovani, conducono da anni un’intensa resistenza nonviolenta, nell’assordante silenzio della comunità internazionale di fronte alle violazioni sistematiche dei diritti umani. Il paese rimane diviso da un muro di oltre 1.700 chilometri costruito negli anni ’80. I sahrawi lo chiamano il “muro della vergogna”, che è però al tempo stesso il simbolo dell’incapacità del Marocco di controllare tutto il territorio.

Anche alla luce degli ultimi avvenimenti, il Sahara Occidentale è uno degli esempi più eclatanti della mancanza di volontà di risolvere il conflitto, non tanto da parte dell’Onu in quanto tale ma di alcuni paesi, in primo luogo della Francia, che difende ciecamente le pretese del Marocco. Questa irresponsabilità internazionale coinvolge proprio una delle regioni più destabilizzate dal terrorismo, peraltro mai utilizzato dai sahrawi. La pace non è mai stata così a rischio.

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