Rinnovare i contratti, rilanciare la contrattazione. Per una crescita fondata sulla valorizzazione del lavoro: questi i temi dell’attivo nazionale Cgil Cisl Uil del 12 luglio scorso a Roma. Vi hanno partecipato centinaia di delegate e delegati, in rappresentanza delle categorie in lotta per il contratto: 8 milioni di lavoratori – di cui oltre 3 milioni pubblici - che diventeranno 12 milioni entro fine anno. Resi invisibili da una politica sorda e da un’informazione piegata al potere, mentre posizioni antiquate e conservatrici di associazioni padronali come Federdistribuzione e Federmeccanica vogliono negare loro diritti e dignità.

L’attacco è al Ccnl come strumento generale di solidarietà, diritti e inclusione, Non certo di privilegi, come qualcuno sostiene. La crisi ha ridotto occupazione e qualità del lavoro. L’Europa solidale e sociale subisce i colpi delle politiche liberiste cui si ispira il padronato italiano, che omette le proprie enormi responsabilità per i mancati investimenti su qualità e innovazione di processo e di prodotto, in un paese che non cresce.

La pretesa è di competere nel mercato sottraendo diritti e salario, e di imporre i propri interessi contando sull’alleanza con un governo che nega risorse e confronto sul rinnovo del settore pubblico, e che minaccia l’intervento legislativo sul modello contrattuale, sostituendosi al ruolo di quelle parti sociali che disconosce in ogni occasione. Eppure il blocco dei contratti è controproducente per tutti: rallenta la crescita, alimenta la stagnazione, danneggia un mercato interno cui si rivolge l’80% della produzione italiana, produce divisioni e diseguaglianze, mortifica lavoro e professionalità, qualità e diritti di lavoratori tra i meno pagati d’Europa.
Intanto si diffondono lavoro nero e precarietà, e si continua a morire e ad ammalarsi per scarsa prevenzione e sicurezza. Al principio costituzionale “stesso lavoro stesso salario” si oppongono le gabbie salariali, e al salario un welfare aziendale sostitutivo del sistema pubblico. Lo scontro in atto fra capitale e lavoro è generale, anche contro un governo e una politica che negano diritti e dignità, e svalorizzano lavoro e rappresentanze sociali. L’obiettivo da perseguire è di riconquistare con i contratti anche ciò che il governo ci ha tolto con le leggi.

Ci vogliono unità, senso di appartenenza, e un maggior ruolo per le Rsu e i nostri delegati. E’ richiesto un salto di qualità nella lotta per la conquista dei contratti, di nuove politiche sociali, di una nuova previdenza che cancelli il disastro della Fornero, in coerenza con la scelta strategica della Cgil dei referendum e della raccolta di firme. Che va proseguita, per trasformare in legge la Carta dei diritti.

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