La bassa produttività è parallela alla carenza di nuovi investimenti e al debole andamento della ricchezza distribuita. I dati Ocse segnalano che il rapporto fra Prodotto interno lordo (Pil) e ore lavorate è aumentato in media negli Stati uniti nel periodo 2000-15 dell’1% annuo. Era del 2,7% nei precedenti 15 anni. L’Italia, fra i paesi Ue, presenta per gli ultimi 15 anni i dati peggiori. I trend previsti per i prossimi anni sono caratterizzati da minimi segnali positivi, che non recuperano nel breve periodo le disuguaglianze cumulate, le povertà strutturate.

La produttività, ossessione di tanti leader industriali e politici; loro spiegano che la bassa produttività è preoccupante per la crescita dell’economia: minori profitti delle imprese, minore sostenibilità del debito. In realtà, le cause sono riferite ad una serie di vettori, ad esempio la concentrazione dell’economia, le nuove tecnologie, l’assenza di investimenti pubblici, il ruolo degli investimenti finanziari.

La soluzione proposta è quella di raffreddare richieste e protezione del vettore lavoro, accompagnata dalla riduzione della pressione fiscale sui produttori, e la necessaria deregolamentazione di alcuni settori industriali. Di fatto, la crisi della produttività oggi è parallela alla carenza di nuovi investimenti produttivi pubblici e privati. Investimenti che possono convergere – ad esempio – nel settore delle startup, per coniugare prodotto, lavoro e ricerca.

Puntare sul capitale umano: un sistema educativo completo e di qualità, una finanza in grado di indirizzare le risorse verso impieghi produttivi, e adeguate politiche antimonopolistiche, sono elementi di una filiera possibile per la riduzione delle diseguaglianze. E’ una delle possibili filiere della produttività, una delle possibili filiere per creare ricchezza e distribuirla per ridare fiato e spazio al lavoratore, che con sempre maggiore difficoltà accede all’erogazione dei servizi di base e culturali, alle opportunità di una vita migliore.

Possedere ricchezza da parte di pochi determina l’assenza di beni comuni, e la presenza di beni privati che pochi possono comprare. L’inversione di tendenza è determinante per allentare tensioni sociali, ad esempio in materia di politica fiscale. La politica fiscale è una leva importante per redistribuire ricchezza, ed eliminare una quota delle disuguaglianze. Nelle ultime settimane abbiamo visto tanti lavoratori (e non) scendere in piazza per protestare e proporre condizioni di vita differenti, politiche differenti.

La disuguaglianza è la determinante principale del potere, un modo di vivere. La disuguaglianza dei redditi ormai è insostenibile. Aumentano le disuguaglianze si restringono le opportunità. Bisogna intervenire e correggere questa forte asimmetria. Il denaro può essere usato per comprare beni prodotti, oppure fissi. Acquistare beni prodotti significa aumentare domanda e produzione, mentre dare denaro al bene fisso, vedi mercato azionario e prezzi delle materie prime, significa aumentare il valore di quell’ asset, non la sua quantità.

Il paese con questo modello crea ricchezza per pochi, un vivere nel quale la ricchezza si concentra nelle mani di pochi. Un vivere nel quale i pochi detentori di ricchezza si oppongono attivamente alle politiche che possono migliorare la vita di chi vive del proprio lavoro.

All’interno di questo percorso concentrarsi in materia di riforme costituzionali è una scelta che deve essere supportata dai contratti, dallo sblocco del reddito di chi vive del suo lavoro. Costituzione e diritti. Solo la prima è foriera di sconfitte tremende: la storia, quella dei nostri padri, dimostra che queste due pietre miliari devono procedere insieme, ammirarsi, specchiarsi l’una nell’altra.

Fuori da questo percorso rimane la ricchezza concentrata nelle mani di pochi, nelle mani di chi acquista tutto, tranne la comprensione che il loro destino è legato alle condizioni di vita del mondo del lavoro. Nel corso della storia, questa comprensione da parte dei pochi viene appresa tardi, qualche volta troppo tardi. Comprendere che prestare attenzione all’interesse individuale di ognuno è di fatto precondizione del benessere collettivo è percorso lungo, un percorso necessario per recuperare sulle disuguaglianze e la produttività.

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