L’Aquila ha ospitato la festa nazionale di LiberEtà.

Il colpo d’occhio, all’uscita dell’autostrada, è impressionante: la collina dove si adagia il centro storico dell’Aquila è sovrastata da decine di grosse gru, che delineano uno skyline del tutto particolare. Quando si arriva al corso principale che attraversa tutto il centro, si materializza il più grande cantiere d’Europa: centinaia di metri di impalcature, palizzate, transenne; camion e bulldozer, centinaia e centinaia di lavoratori con i loro caschi gialli e scarpe da lavoro. Un brulicare di operai in un vuoto di persone. Salvo la sera, quando il corso, improvvisamente, si anima di migliaia di giovani, fra questi molti studenti universitari di cui la città si fa giustamente vanto e progetto.

Lo Spi Cgil ha voluto portare a L’Aquila – ferita, ma in volitiva rinascita dal terremoto del 6 aprile 2009 – la sua Festa nazionale di LiberEtà, con oltre trecento pensionate e pensionati convenuti da tutta Italia, per continuare una lunga storia di vicinanza e solidarietà. Una festa di piazza che coinvolge la città, un ponte tra giovani e anziani, fra volontari e artisti del luogo, per dire ancora una volta che L’Aquila vuole riconquistare il suo futuro.

Così, dal 29 giugno al primo luglio, nel capoluogo e nella frazione di Paganica, la festa di LiberEtà ha condiviso musica, incontri, degustazioni. “L’obiettivo che ci siamo dati – hanno sintetizzato i dirigenti nazionali e locali dello Spi - è stare insieme alla città. Abbiamo vissuto il dramma del sisma con grande disagio. Vederla ancora in queste condizioni dopo sette anni ci fa male e abbiamo deciso di fare un evento insieme ai protagonisti, non calato dall’alto”.

Il legame tra lo Spi e il capoluogo abruzzese è profondo. Fin dal giorno dopo il terremoto, i pensionati della Cgil si sono mobilitati con i volontari al Campo di Coppito. E insieme alle strutture territoriali, nel 2009 lo Spi ha stanziato 250 mila euro a cui si è aggiunto, in breve tempo, quanto raccolto con la sottoscrizione volontaria tra i pensionati e i cittadini, per un totale di oltre mezzo milione di euro. Soldi che si stanno tramutando in un centro sociale per anziani, per il momento autogestito da giovani come asilo per i figli delle coppie che sono riuscite a rientrare nelle case, ma non hanno ancora servizi a disposizione. La ricostruzione è partita con grandissimo ritardo. Ma, come è stato sottolineato da Spi e Cgil aquilani, “ce la possiamo fare con il contributo di tutti. La festa dello Spi ci consente di mantenere accesi i riflettori”.

Molto varia la Festa di LiberEtà 2016, col filo conduttore della valorizzazione delle risorse territoriali: i concerti, animati da musicisti di rilievo fra cui Eugenio Bennato, e da gruppi locali con la direzione artistica dell’associazione culturale I Guastafeste; le degustazioni in piazza dei prodotti tipici locali messi a disposizione dal mercato contadino e da altri produttori; poi il percorso culturale: la festa è anche l’occasione per attraversare la città con una visita guidata, in collaborazione con l’Archeoclub; e poi una tavola rotonda all’Università – con l’assessore Betty Leone, Fabrizio Barca, Enrico Pugliese, i segretari generali dello Spi, Pedretti, e della Cgil, Camusso - pensata come momento di incontro e confronto sul futuro della città, per affrontare il tema della ricostruzione e le prospettive di sviluppo; con la mostra fotografica “Le mani della città” di Claudia Pajewski, sul lavoro e i lavoratori della ricostruzione.

Ancora: al centro della città, ma senza dimenticare le periferie, con il progetto, nel bellissimo e diroccato borgo di Paganica, delle opere di giovani street artisti, locali e nazionali, che hanno dipinto e stanno dipingendo coloratissimi murales, laddove si dovrà andare alla demolizione o alla ricostruzione.

I mille progetti che raccordano lo Spi ai giovani e all’insieme della società sono stati valorizzati con i due premi, letterario e ai cortometraggi, di Spi Stories. Il primo, giunto alla sua 18esima edizione, è andato all’opera autobiografica del pensionato Renzo Fantoni, “La scelta”: quella di un giovane contadino che arriva in fabbrica e sceglie appunto la militanza sindacale. Alessandro Capitani, con “Bellissima”, ha vinto invece la quarta edizione del concorso sui corti, al quale hanno partecipato ben 41 autori.

Pochi giorni prima, LiberEtà ha peraltro presentato a Roma “Terre Rosse”, un docufilm di David Fratini, vincitore del premio Spi Stories dello scorso anno, un viaggio interessante e commovente nei campi della legalità animati da Spi, Flai, Unione degli universitari, Rete degli studenti, Arci e Libera nelle aziende agricole nate dal riutilizzo dei beni confiscati alla mafia.

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